giovedì 22 aprile 2010

長谷駅2 (Stazione di Hase, parte seconda)

Qui la prima parte...
Siamo a 鎌倉(Kamakura), una cittadina (qui ci sono dei cenni sulla città) nella 三浦半島(Miura-hantō - Penisola di Miura), a sud della 横浜(Yokohama-shi - città di Yokohama) e a circa un'ora di treno da 東京(Tōkyō)(leggi qui come raggiungerla), nella 神奈川(Kanagawa-ken - prefettura di Kanagawa), isola di 本州(Honshū).
Questa è la 長谷(Hase-eki - stazione di Hase), si trova nell'omonima circoscrizione di 長谷(Hase), nella 鎌倉(Kamakura-shi - città di Kamakura), 神奈川(Kanagawa-ken - prefettura di Kanagawa).

(Clicca qui per l'immagine in dimensioni originali)(Foto by Shiho) Siamo appena sbarcati da un treno: è un 路面電車(Romen-densha - tram) modello 江ノ島1100電車(Enoshima Dentetsu sen-hyaku gata densha - Treno della Linea Elettrica Enoshima serie 1100)(clicca qui per vedere tutti i modelli attualmente installati sulla linea), prodotto dalla 東急車輛製造株式会社(Tōkyū Sharyō Seizō kabushiki gaisha - Tokyu Car Corporation): in particolare, per essere esatti l'esemplare è il "1101F" (set di 2 carrozze coi codici "1101" e "1151"). Il treno e il macchinista sono gli stessi che appaiono nei video #7, #8 e #9 della serie "L'aspirante macchinista". La foto è stata scattata il 25 settembre 2009: in quel momento la macchina era dipinta con questa colorazione speciale applicata nell'aprile del 2009. Se aguzzate la vista, proprio sotto il cartello pubblicitario di colore rosso ci sono io con in mano la videocamera, e affianco a me c'è pure un tipo losco...

(Clicca qui per l'immagine in dimensioni originali) Questa foto è stata scattata dall'estremità ovest della banchina del binario 1, che serve i treni diretti verso 藤沢(Fujisawa). Da qui si può vedere la zona dei tornelli dall'interno: l'attraversamento pedonale dei binari è protetto da una sbarra automatica in carbonio, lo stesso modello, anche se in formato ridotto, presente nel passaggio a livello stradale. E' incredibile notare come, anche in una stazione coì piccola, ogni dettaglio sia maniacalmente curato: notate l'aiuola coi fiori alla base della sbarra dell'attraversamento pedonale?

Questa foto è stata scattata il 23 gennaio 2007. E' scattata dallo stesso punto della precedente, ma l'obbiettivo è rivolto più a sinistra: al momento di questo scatto tutte le sbarre sono abbassate per l'imminente arrivo di un treno. Un addetto vestito in una uniforme impeccabilmente perfetta vigila sul passaggio attraverso i binari che è l'unico passaggio possibile per uscire dalla stazione se si è sbarcati sulla banchina del binario 1...

(Clicca qui per l'immagine in dimensioni originali) La stessa inquadratura nello stesso posto, ma più di due anni dopo, il 25 settembre 2009. Come al solito è impossibile vedere anche la minima traccia di spazzatura, o di chewing-gum per terra...

(Clicca qui per l'immagine in dimensioni originali)(Foto by Davide) Arriva un treno diretto a 鎌倉(Kamakura): è un modello modello 江ノ島電鉄500電車(2)(Enoshima Dentetsu go-hyaku gata densha ni dai - Treno della Linea Elettrica Enoshima serie 500 seconda generazione), prodotto dalla 東急車輛製造株式会社(Tōkyū Sharyō Seizō kabushiki gaisha - Tokyu Car Corporation), esattamente è l'esemplare "502F" (2 carrozze coi codici "502" e "552").

(Clicca qui per l'immagine in dimensioni originali)(Foto by Davide) Beh in realtà potrebbe essere possibile accedere alla zona oltre i tornelli semplicemente percorrendo a piedi i 5 metri che separano la stradina dell'attraversamento pedonale dalla strada: nessun Giapponese mai lo farà, ma per togliersi ogni preoccupazione il personale della stazione ha installato questi "dissuasori", che dovrebbero scoraggiare eventuali passeggeri non paganti dall'accedere all'area d'imbarco.

In Italia non funzionerebbe mai, anzi magari un giudice li farebbe rimuovere (i dissuasori) per la denuncia di qualche portoghese pirla maldestro che ci si spacca il muso sopra...

Qui la prima parte...

martedì 20 aprile 2010

長谷駅1 (Stazione di Hase, parte prima)

Siamo a 鎌倉(Kamakura), una cittadina (qui ci sono dei cenni sulla città) nella 三浦半島(Miura-hantō - Penisola di Miura), a sud della 横浜(Yokohama-shi - città di Yokohama) e a circa un'ora di treno da 東京(Tōkyō)(leggi qui come raggiungerla), nella 神奈川(Kanagawa-ken - prefettura di Kanagawa), isola di 本州(Honshū).
(Screenshot from Google-maps) Una delle maggiori attrazioni turistiche di quest'area, oltre al surf e alle (bruttissime) spiagge, è una vecchia linea ferroviaria chiamata 江ノ島電鉄(Enoshima Dentetsu - Linea Ferroviaria Elettrica "Enoshima"), conosciuta più familiarmente col nomignolo di 江ノ(Enoden). La 長谷(Hase-eki - stazione di Hase) è una delle quindici stazioni della famosa e antica sopracitata linea ferroviaria: esattamente è la quarta stazione se si parte dal capolinea orientale del tracciato, nella 江ノ電鎌倉(Enoden Kamakura-eki - Stazione "Enoden" di Kamakura)(guarda qui e qui), cioè la sezione ovest della 鎌倉(Kamakura-eki - stazione di Kamakura), e la dodicesima se si parte dal capolinea occidentale del tracciato, nella 江ノ電藤沢(Enoden Fujisawa-eki - stazione "Enoden" di Fujisawa).
Siamo nell'immediato entroterra a nord della 由比ヶ浜海岸(Yuigahama kaigan - spiaggia di Yuigahama) è la spiaggia attraverso la quale il nucleo più antico della 鎌倉(Kamakura-shi - città di Kamakura) si bagna nella 相模(Sagami-wan - baia di Sagami). Precisamente siamo ad ovest del fiume 滑(Nameri-gawa), la cui foce divide quadi perfettamente la spiaggia in due parti uguali. La 長谷(Hase-eki - stazione di Hase) si trova nell'omonima circoscrizione di 長谷(Hase), nella 鎌倉(Kamakura-shi - città di Kamakura), 神奈川(Kanagawa-ken - prefettura di Kanagawa).

(Screenshot from Google-maps) Ecco una vista satellitare della piccola stazione. Come già detto qui, è importante ricordare la circoscrizione di 長谷(Hase) e la fermata della 長谷(Hase-eki - stazione di Hase) perchè qui bisogna scendere per visitare il famoso 仏(Dai-butsu - Grande Buddha), l'enorme statua di bronzo custodita all'interno del tempio 高徳(Kōtoku-in).

(Clicca qui per l'immagine in dimensioni originali) E' una stazione molto piccola: questa è l'entrata, posta nell'angolo nord-occidentale del piccolo complesso. Fu aperta il 16 agosto 1907, ogni giorno vede passare 8268 passeggeri dai propri tornelli (stima del 2008). L'insegna a caratteri verdi visibile nel lato destro della foto dice 江ノ電のりば長谷駅(Enoden noriba Hase-eki - banchina per l'Enoden, stazione di Hase).

Nella piccola piazzetta antistante i tornelli c'è un 百ショップ(hyaku-en shoppu - 100 Yen Shop), un piccolo esercizio appartenente ad una grande catena di negozi che vende solo ed esclusivamente prodotti a 100 yen (0.80 euro al cambio del 20 aprile 2010). In realtà i prodotti costano 105 yen a causa della 消費税(Shohizei - tassa di consumo), cioè l'equivalente della nostra IVA ma incisiva di solo il 5% sul prezzo di vendita dei beni acquistati. Il negozietto è al piano terra (primo piano per i Giapponesi) del 長谷ビル(Hase-eki biru - palazzo della stazione di Hase). Al primo piano (Secondo piano per i Giapponesi) c'è un parrucchiere e un ristorante di ラーメン(Raamen) che si chiama 麺屋五鉄(Men ya go tetsu)...

(Clicca qui per l'immagine in dimensioni originali) Un particolare dell'insegna: a sinistra si intravvedono le "fare maps", mappe tariffarie per i treni in partenza da questa stazione.

(Clicca qui per l'immagine in dimensioni originali) I tornelli della stazione. A destra c'è la biglietteria automatica e la biglietteria umana (praticamente inutile per noi stranieri)...

(Clicca qui per l'immagine in dimensioni originali) Nell'edificio subito a nord dei tornelli c'è un centro assistenza autorizzato Honda per ciclomotori e moto. A destra ai piedi delle scale c'è la vetrinetta con le riproduzioni in plastica dei piatti del ristorante di Ramen. Carinissima la micro aiuola che separa la piazzetta della stazione dallo spiazzo antistante il meccanico di scooter, ci sono i fiorellini :)

(Clicca qui per l'immagine in dimensioni originali)(Foto by Shiho) Davide e Mina-chan consultano la mappa della zona...

(Clicca qui per l'immagine in dimensioni originali) Superati i tornelli e attraversato il binario, ecco cosa si vede affacciandosi oltre il parapetto e guardando a sud...

(Clicca qui per l'immagine in dimensioni originali)(Foto by Shiho) Ecco i binari: questa stazione è una delle cinque stazioni attrezzate per consentire l'incrocio di due treni, infatti l'intero tracciato ha un solo binario. Il binario 1 è utilizzato dai treni per la direzione 藤沢(Fujisawa), la prossima fermata da qui è la 極楽寺(Gokurakuji-eki - stazione di Gokurakuji); il binario 2 è utilizzato dai treni in direzione 鎌倉(Kamakura), la prossima stazione da qui è la 由比ヶ浜(Yuigahama-eki - stazione di Yuigahama).

giovedì 15 aprile 2010

La mia prima volta in Giappone, parte seconda: quando arriva il momento in cui ti accorgi che sotto il tuo sedere c'è davvero il Giappone...

Segue dalla prima parte...

(I fatti che seguono, pur romanzati sono assolutamente VERI)

Ci furono così delle circostanze che determinarono la mia decisione di partire DA SOLO in Giappone, per la mia prima volta.

Spazioporto di Fiumicino, 18 gennaio 2007. Io lavoro in aeroporto da anni, quindi quella lurida sporcizia del piazzale aeromobili, i trattorini elettrici che sfrecciano dappertutto oltre i limiti di velocità, quelli dell'Alitalia che se la tirano più degli altri, sono immagini a me abbastanza familiari. Quando arrivai al gate però, ci furono subito due cose che mi fecero capire di essere davvero in procinto di vivere un'avventura incredibile...

La grandezza strabiliante dell'astronave che mi avrebbe portato nell'altro mondo, un pulitissimo e lucidissimo Boeing 747-400, e "i Giapponesi".

Posai emozionato quella irripetibile carta d'imbarco su una panca, inserita tra le pagine del passaporto nuovo di zecca, profumato di quell'odore di carta nuova che adoro sentire quando apro un libro appena comprato.

Dicevo, "i Giapponesi". Ho detto già qualcosa qui su questo argomento. Ogni volta che ho visto dei Giapponesi, sono sempre stato colto da un profondo senso di rispetto nei loro confronti: a vederli qui in Italia o in qualsiasi paese estero, per me sono un pò come esseri eterei che si aggirano timorosi ed educati alla scoperta di nuovi mondi e realtà. Pur utilizzando i nostri stessi vestiti, si vede lontano un miglio che non appartengono al nostro mondo perchè usano dei vestiti fatti con dei polimeri incredibili, e per proteggere i loro delicati occhiettini portano delle mega visiere fatte in beta-culatton (giuro l'ho letto in un blog sul Giappone), un polimero che arriverà da noi (forse) tra un secolo o due. Si muovono in branchi, forse per proteggersi a vicenda, e portano con loro ingenti scorte d'acqua e di cibo perchè l'aria e la vita in paesi stranieri così lontani dalla loro realtà forse li debilitano, un pò come gli alieni del film "Coccoon"... dio... che paura mi facevano quando si toglievano di dosso la pelle da essere umano e mostravano la loro vera e fragilissima natura, forse per quello che i Giapponesi indossano sempre delle mascherine...

L'area antistante il gate era piena di Giapponesi. Sensazione. Io che sempre li ho cercati col lumicino, sperando di trovarli tra frotte di Cinesi o di Coreani come quando si cerca un riccio di mare femmina in una colonia di maschi... dannazione era pieno di Giapponesi, chiamai mamma e le dissi "mamma è pieno di Giapponesi", chiamai mio fratello e gli dissi, potete chiederglielo se non ci credete, "Davide, è pieno di Giapponesi...". Avranno pensato che ero un imbecille, era normale visto che andavo a Tokyo.

Li guardavo muoversi, camminare... le donne avevano tutte le gambe storte, forse la gravità di questo mondo è troppo forte per loro allora dopo una permanenza qui si sentivano stanche e non vedevano l'ora di tornare a casa, e poi notai una cosa tra tante: tutti odiavano le loro stesse scarpe. Appena potevano, le toglievano. Per camminare le usavano, certo, per meglio confondersi con gli autoctoni, ma sempre indossate in modo che fosse facile toglierle appena possibile... mi chiedevo se in Giappone non usassero le scarpe... sedevano coi piedi scalzi ma posati sulle scarpe posizionate ordinatamente lì sotto , e parlavano, parlavano, parlavano tra di loro.

Ebbi però delle sorprese: le donne, soprattutto quelle in età sembravano pettegole, un poco isteriche, e i loro mariti sembravano sottomessi al loro volere. Le signore in particolare, formavano dei gruppi, gruppetti ridotti di quattro o cinque elementi che occupavano delle file di panche: sedevano lì e parlavano, parlavano, parlavano, coi piedi scalzi... indicavano le altre signore e sembrava spettegolassero a più non posso. I loro mariti masturbavano compulsivamente ed impacciatamente le loro fotocamere di ultima generazione dotate di cavalletti di ultima generazione fatti di chissà quali allucinanti polimeri e in silenzio totale speravano (o forse anche no) di avere delle attenzioni dalle loro consorti che invece se ne fottevano dei polimeri allucinanti e li liquidavano per andare a vedere la vetrina di Gucci lì davanti al gate 28.

Che fossero un pò come noi? Notai poi che il posto in cui mi sedevo generava un certo nervosismo nei Giapponesi: le panche erano disposte in file da cinque o sei sedili, non ricordo bene. Insomma, il fatto che io mi sedessi al centro non permetteva ad un gruppetto di signore in migrazione da Gucci di sedersi contigue per chiacchierare, quindi, cercavano altre panche. Se invece mi alzavo e mi sedevo in un sedile periferico, lo stesso non si degnavano di avvicinarsi, forse perchè ero straniero, magari lo capivano dall'odore. I loro mariti invece mi sorridevano cercando complicità, posando i cavalletti allucinanti e le fotocamere con le lenti fatte in non so quale polimero del cazzo.

I signori sembravano stanchi, frustrati e nonostante tutti quei polimeri, insomma un pò sfigati; le signore sembravano un pò troie (in senso buono, intendo).

...ma quanto erano simili a noi...

Ma con sorpresa ed emozione tra i passeggeri in attesa vidi...

Non erano queste, questa foto l'ho presa da Wikipedia, ma erano come queste, delle scolarette Giapponesi in divisa sul mio volo! Ma vi rendete conto? Era come incontrare la mia Masami Nagasawa fuori dal set ancora in abiti di scena! Avevano quell'uniforme da marinaretta, le gambe (storte) scoperte, le calze bianche... "Ma cavoli allora è vero che si vestono così" - pensai. Ho letto in un blog sul Giappone (giuro) che le ragazze Giapponesi non tolgono mai la divisa, è come una pelle di serpente, la cambiano ogni stagione... cool... ma poi notai che anche loro andavano da Gucci, spettegolavano, non sembrava che dicessero cose intelligenti come Masami Nagasawa ma sembrava, anche se non capivo un'accidenti, che parlassero compulsivamente e istericamente di assorbenti e stoica sopportazione di dolori mestruali, di cazzi, di rossetti e smalti, di shopping, di "Uomini e Donne di Maria De Filippi", etc... e sembravano anche un pò troie (in senso buono, intendo)...

...cioè metti un'uniforme da marinaretta alle studentesse Italiane, e il risultato è lo stesso... ma porco cane che succedeva?

Col cuore in gola ascoltai l'annuncio del volo, ci stavamo imbarcando. Copiai i Giapponesi cercando di imitare la loro avanzatissima tecnica di attesa, ho poi scoperto che si chiama "fila" o "coda", c'è pure nel dizionario di Lingua Italiana anche se non è facile da trovare: si tratta in poche parole di mettersi uno dietro l'altro ordinatamente per attendere un evento che in questo caso era l'imbarco. Cazzo 'sti Giapponesi erano proprio davanti, sudavo da pazzi per rimanere nella fila, non penserete che sia facile abituarsi così in fretta a delle abitudini aliene, e poi che ne sapevo, magari se sgarravo mi infilavano qualche polimero zigrinato su da qualche parte...

Entrai dentro l'aereo con la stessa sensazione che provava il capitano Kirk di Star Trek quando entrava in un'astronave aliena. Anche loro hanno le assistenti di volo sapete? Ma non sono tutte carine e gentili come Masami Nagasawa, anche se in divisa non stanno affatto male.

Per fortuna quel giorno il volo era quasi vuoto, avevo il privilegio di occupare ben tre sedili. Ero sfinito, troppe sorprese, troppe nozioni, una valanga di dati, informazioni tutte assieme nel mio cervello.

Più il tempo passava, più mi rendevo conto del fatto che mi allontanavo, mi allontavano. Sotto quella immensa distesa di nuvole c'era l'altrettanto immensa distesa ghiacciata della Siberia. Cazzo la Siberia, quando uno vuole parlare di una cosa lontana ed estrema, parla della Siberia. Il Giappone non è lontano, ma di più, sta oltre la Siberia. Io ci volavo sopra sulla mia astronave, piena di alieni che facevano ginnastica a ritmo della musica di una cantante aliena che si chiama Ayumi Hamasaki. Il disagio aumentava, le assistenti di volo aliene mi trattavano con diffidenza, gli altri passeggeri mi guardavano con diffidenza...

Il computer di bordo indicava la rotta, quella dannata linea rossa ci metteva una vita ad arrivare lì a destinazione...

La mia postazione era un casino, chissà con quale schifo mi guardavano gli alieni, avranno pensato che fossi proprio un alieno disordinato, ma 12 ore erano infinite da passare lì dentro.

Poi l'aereino lì nel computer di bordo raggiunse il tratto di mare che separa la Russia e la Corea dal Giappone, si chiama "Mar Del Giappone". L'astronave cominciò a scendere. Guardai fuori dal finestrino e c'era mare, un sacco di mare, e il sole tramontava già dopo una giornata durata solo poche ore per via della velocità di spostamento dell'astronave stessa. Ma nella mia testa le parole "Mar Del Giappone" rimbombavano insistentemente, come un martello.

"Mar Del Giappone", una cosa di cui a malapena si parla nei libri di geografia, non so se sia vero, ma ho letto su un blog sul Giappone che lì l'acqua è gialla e vi nuotano strani animali...

Sapevo solo che in quel momento non ero MAI stato così lontano da casa, e non potevo tornare indietro ...non mi sentivo a mio agio.

Penso sia stata l'ansia, mi venne un mal di pancia allucinante, più allucinante dei polimeri sopracitati, dovetti scappare in bagno. Le toilette degli aerei sono estremamente piccole, e si sa, la percezione olfattiva delle cose terribili che si producono lì dentro è direttamente proporzionale alla grandezza della stanza dove il tutto accade, e siccome so con certezza che voi lettori non cagate violette, potrete immaginare quale fosse la portata di ciò che il mio corpo aveva prodotto...

Ora, le porte dei bagni degli aerei sono bastarde: sono composte da due elementi che snodandosi a soffietto ne permettono l'apertura: la chiusura del bagno sembra affidabile, una luce all'esterno indica se la toilette sia o no occupata. Beh io ero lì che producevo cose terribili e inenarrabili con grande dolore, come stessi partorendo, quando...

Lei (non proprio lei ma una come lei...) apparve davanti a me. Forse la serratura era rotta, chissà cosa è successo, ma una Japanese schoolgirl in uniforme d'ordinanza ha aperto, anzi no spalancato violentemente la porta della toilette per usufruirne e ha trovato dentro Nicola che produceva armi chimiche da paura.

Storia d'amore con Japanese schoolgirl innamorata in uniforme, passeggiate in bici con Japanese schoolgirl innamorata in uniforme sotto i sakura in fiore, andare al Konbini a comprare il latte con Japanese schoolgirl innamorata in uniforme, giocare a baseball o a basket a scuola con Japanese schoolgirl innamorata in uniforme più amiche carine anche loro in uniforme che mi incitano come un eroe... tutti sogni di gloria stracciati in un attimo. Che figura di merda.

Tornai al mio posto, la scolaresca di ragazzine che aveva chiacchierato di cazzi e mazzi durante tutte le 12 ore di volo si era ammutolita al mio passaggio. Affranto, in volo da qualche parte dall'altra parte del mondo sul mar del Giappone, guardai il filmato che diceva cosa fare e come muoversi nell'aeroporto di Narita, solo uno dei più grandi del mondo, e non ci avevo capito un cazzo, un'inezia, e intanto il Giappone era sotto di me.

Non scherzo, sotto di me c'era davvero il Giappone. L'ansia non se n'è andata, le coliche neanche, terra nera con agglomerati di abitazioni ovunque, le case avevano i tetti colorati, rosso acceso, blu, e c'erano un sacco di scuole, piene di schoolgirls che avevano appena divorziato per sempre coi miei sogni di ragazzino scemo fissato col Giappone. Un sacco di scuole con il campo di calcio in terra battuta, un sacco di scuole, e case piene di Giapponesi. Milioni di Giapponesi, dopo averli cercati e desiderati, erano lì sotto e brulicavano come formiche, producevano anche in quel momento. Risaie a perdita d'occhio, case e scuole, c'erano quasi più scuole che case.

Scesi dall'aereo, riuscivo a respirare. L'atmosfera era identica a quella del mio mondo. Ero pronto a formattare la mia mente dalle cazzate, dai miti, dai sogni, e sintonizzarla sulla realtà.

"Mamma sono in Giappone, ci sono un sacco di Giapponesi".

martedì 13 aprile 2010

La mia prima volta in Giappone, parte prima: Seghe mentali...

Beh dopo 3 anni di blog, c'è ancora qualcosa che non vi ho mai raccontato: ci proverò oggi, prima che i ricordi di quelle sensazioni mi abbandonino per sempre, anche con l'ausilio di alcune foto inedite... In effetti il vero nucleo del racconto è la seconda parte, che seguirà a questa: questa prima parte è la preparazione, gli ingredienti, la nascita di quelle sensazioni che poi descriverò molto dettagliatamente nella seconda parte...
(Photo by Manganite, all rights reserved) Prima di andarci, per me il Giappone era una nuvola di elettricità che vagava isterica nel mio cervello. Sensazioni, innanzitutto: sensazioni indotte da milioni di immagini viste su internet, immagini di città, quartieri, palazzi, negozi, persone, cibo, luci, colori... passavo ore a cercare di immaginare cosa ci fosse dietro quell'angolo, lì in quella via stretta in un imprecisato luogo di "Shinjuku", come diceva la didascalia. Ogni quartiere di Tokyo aveva un nome nella mia testa, e a quel nome associavo le foto che trovavo: 銀座(Ginza) aveva il Sony Building, 渋谷(Shibuya) il "109", 新宿(Shinjuku) il Park Hyatt. Mai un luogo è stato così "virtuale" nella mia mente, forse per la sua lontananza, per la sua spiccata diversità dalle caratteristiche della mia piccola parte di mondo, per l'endemica mancanza d'informazioni che affliggeva la mia "voglia di sapere". Era così asiatico, ma anche così occidentale, così pieno di odori anche se proiezione sterile in pixel, così incommensurabilmente affascinante...
(Photo by theluckyoneandsome, all rights reserved) Il porto spaziale di Mos Eisley, il covo di furfanti e ladroni del desertico pianeta Tatooine, pianeta natale di Luke Skywalker, e un distretto di 渋谷(Shibuya) nella mia testa erano identici: popolati da extraterrestri, pieni di scritte incomprensibili, musiche e suoni quasi ancestrali di pubblicità scandite da un linguaggio così elegantemente musicale e nonostante tutto così foneticamente accessibile anche alle nostre lingue così abituate a scandire una parolaccia ogni 3 o 4 parole...
(Photo by Alfie Japanorama, all rights reserved) Con orgoglio posso dire che nè le geishe, nè il Sushi, nè i templi, nè il monte Fuji innevato, nè tutte le minchiate che sono "Giappone" nella mente della maggior parte degli abitanti di questo pianeta, ebbero una parte importante nel mio avvicinamento al Sol Levante, ...ma i videogiochi, i fumetti, la tecnologia per primi mi hanno avvicinato al Giappone, i libri, poi. Guardate la foto qui sopra: se vedessi un EVA camminare tra quei palazzi non mi stupirei... nella mia mente non esisteva nessun altro luogo in grado di stuzzicare la mia fantasia e di farmi sentire ancora bambino.
Forse tutti ormai sanno che sono uscito così fuori di senno (e questo blog ne è la prova lampante) dopo aver letto l'edizione Italiana del celebre romanzo 世界の中心で、愛をさけぶ(Sekai no Chūshin de, Ai o Sakebu - Gridare Amore Dal Centro Del Mondo) e visto il relativo film...
...Mi sono allora innamorato di tutte le Giapponesi, e LEI è la responsabile di tutto! Si chiama 長澤まさみ(Nagasawa Masami). Per me lei era "la bellezza", "l'intelligenza", lei finalmente non parlava compulsivamente e istericamente di assorbenti e stoica sopportazione di dolori mestruali, di cazzi, di rossetti e smalti, di shopping, di "Uomini e Donne di Maria De Filippi", etc. I furbissimi autori le misero in bocca delle parole estremamente intelligenti, e io pensai che dovevo avere una ragazza come lei. Ma parlava in Giapponese, così cominciai da solo a studiare il Giapponese e in un mese sapevo leggere e scrivere i Kana, perchè non si sa mai se magari avessi incontrato una della sua specie magari ci avrei anche potuto parlare. Soprattutto guardate la sua divisa, la divisa da scolaretta Giapponese, perchè è un elemento importante per gli eventi che sono dolorosamente in procinto di raccontare...
Allora, in preparazione al secondo post della miniserie, condite il tutto con anni di idealizzazione di concetti e immagini, e otterrete Nicola cotto a puntino che il 19 gennaio 2007 sale sul Boeing 747 della Japan Airlines diretto a Tokyo...
non perdete il prossimo post...

giovedì 8 aprile 2010

L'aspirante macchinista in Giappone #9: 江ノ電 (Enoden), 由比ヶ浜駅から長谷駅へ (da Yuigahama a Hase); 由比ヶ浜海岸 (La spiaggia di Yuigahama)


Se non riuscite a vedere il video su questo blog, cliccate qui!!
Nono post della serie "L'aspirante macchinista": i video girati dalla finestrella che si affaccia sulla cabina di guida dei treni Giapponesi! Siamo nella 鎌倉(Kamakura-shi - città di Kamakura), nella 神奈川(Kanagawa-ken - prefettura di Kanagawa), isola di 本州(Honshū), sulla 江ノ島電鉄(Enoshima Dentetsu - Linea Ferroviaria Elettrica "Enoshima"), conosciuta più familiarmente col nomignolo di 江ノ(Enoden)(qui tutti i dettagli sulla linea).

Ci troviamo su un 路面電車(Romen-densha - tram) modello 江ノ島電鉄1100電車(Enoshima Dentetsu sen-hyaku gata densha - Treno della Linea Elettrica Enoshima serie 1100), prodotto dalla 東急車輛製造株式会社(Tōkyū Sharyō Seizō kabushiki gaisha - Tokyu Car Corporation): in particolare, per essere esatti l'esemplare su cui viaggiamo è il "1101F" (set di 2 carrozze coi codici "1101" e "1151"). La ripresa è stata effettuata il 25 settembre 2009: in quel momento la macchina era dipinta con questa colorazione speciale applicata nell'aprile del 2009.

(Screenshot from Google-maps) In questo video partiamo dalla 由比ヶ浜(Yuigahama-eki - stazione di Yuigahama), che si trova nel 三丁目(san-chōme - terzo distretto) della circoscrizione di 由比ガ(Yuiga-hama), nella 鎌倉(Kamakura-shi - città di Kamakura), 神奈川(Kanagawa-ken - prefettura di Kanagawa), per arrivare alla 長谷(Hase-eki - stazione di Hase), che si trova nel 二丁目(ni-chōme - secondo distretto) della circoscrizione di 長谷(Hase), sempre nella 鎌倉(Kamakura-shi - città di Kamakura), 神奈川(Kanagawa-ken - prefettura di Kanagawa)(clicca qui per sapere di più sul sistema di addressing Giapponese).

(Screenshot from Google-maps) Il tratto tra queste due stazioni si trova dentro il rettangolo rosso nella foto qui sopra. Ci stiamo avvicinando al mare. La 由比ヶ浜海岸(Yuigahama kaigan - spiaggia di Yuigahama) è la spiaggia attraverso la quale il nucleo più antico della 鎌倉(Kamakura-shi - città di Kamakura) si bagna nella 相模(Sagami-wan - baia di Sagami).

(Screenshot from Google-maps) Se una visione satellitare globale della zona costiera della 神奈川(Kanagawa-ken - prefettura di Kanagawa) può dare l'idea di una costa poco frastagliata e con pochi ripari naturali, un più attento sguardo permetterà di notare che la stessa costa proprio in prossimità del centro della 鎌倉(Kamakura-shi - città di Kamakura) forma un piccolo golfo la cui forma è resa ancor più tondeggiante da un promontorio artificiale di recente costruzione (1970 circa) chiamato 逗子マリーナ(Zushi Mariina), una specie di porticciolo turistico dotato di resort con diversi alberghi e costruito proprio davanti all'antico villaggio di pescatori di 小坪(Kotsubo): escluse le relativamente recenti colate di cemento della parte ovest dell'insenatura, cioè nelle zone costiere delle circoscrizioni di 坂ノ下(Sakanoshita) e 稲村ケ崎(Imamuragasaki), nonostante la parte ad ovest della foce del fiume 滑(Nameri-gawa) sia topograficamente chiamata 材木座海岸(Zaimokusa kaigan - spiaggia di Zaimokusa) si può dire che universalmente tutto il golfo sia conosciuto come 由比ヶ浜海岸(Yuigahama kaigan - spiaggia di Yuigahama).

(Picture from here) Una pittoresca immagine della parte ovest della 由比ヶ浜海岸(Yuigahama kaigan - spiaggia di Yuigahama). Le scoscese alture di 稲村ケ崎(Imamuragasaki) a ovest (visibili nella foto qui sopra) e la parte meridionale delle cosiddette "Alpi di Kamakura" che attualmente separano la stessa città dalla 逗子(Zushi-shi - città di Zushi), che ormai non si buttano più a mare ma in quell'ameno promontorio artificiale di lusso citato in precedenza, erano i contrafforti difensivi a mare della fortezza naturale in cui la città di Kamakura è stata costruita.

(Screenshot from Google-Earth) Come già detto qui e qui, la spiaggia è il punto di partenza di uno spettacolare asse scenico-architettonico lungo quasi due chilometri che dalla foce del fiume 滑(Nameri-gawa) porta fino alle porte del famoso tempo Scintoista 鶴岡八幡宮(Tsurugaoka Hachiman-gū). Anticamente nel basso fondale antistante la spiaggia ad est della foce del fiume era stato ricavato un porto tramite la costruzione di un'isola artificiale chiamata 和賀江(Wakae-jima): qui approdarono le navi mercantili che trasportarono la maggior parte del legno utilizzato poi per la costruzione dei maestosi complessi templari vanto della città. Pur essendo l'isola oggi completamente sommersa, è possibile vederne i resti affiorare dalla superficie dell'acqua in condizioni di marea estremamente bassa (vedi qui).

La circoscrizione di 由比ヶ(Yuigahama) fu istituita tra il 1964 e il 1965: occupa topograficamente la parte occidentale della spiaggia omonima e il suo entroterra, ed è circondata dalle circoscrizioni di 長谷(Hase); 笹目町(Sasamemachi); 材木座(Zaimokusa) e 大町(Ōmachi).

(Screenshot from Google-maps) Anche per questo tratto ferroviario non c'è nulla di interessante da segnalare: il treno prosegue su un binario singolo nella stretta via ricavata miracolosamente attraverso un ridente e tranquillo quartiere residenziale, la velocità non va mai oltre i 30/40 Km/h.

(Screenshot from Google-maps) E' importante ricordare la circoscrizione di 長谷(Hase) e la fermata della 長谷(Hase-eki - stazione di Hase) perchè qui bisogna scendere per visitare il famoso 仏(Dai-butsu - Grande Buddha), l'enorme statua di bronzo custodita all'interno del tempio 高徳(Kōtoku-in).