domenica 21 ottobre 2012

Mobile Internet in Giappone.

Se andate in Giappone e siete dei "social network dipendenti", non potete restare senza postare la foto invecchiata del pranzo su Instagram, o semplicemente vi serve internet in mobilità per consultazioni occasionali quali mappe, guide etc, la compagnia telefonica Giapponese B-Mobile ha preparato un servizio fatto su misura per i turisti: le "Visitor SIM".
Sono delle schede SIM o micro-SIM dati (non utilizzabili per telefonare o inviare messaggi da rete telefonica) pronte all'uso che non necessitano di attivazione, della presentazione di documenti, registrazioni e rotture varie: Sono ordinabili solo via internet e vengono spedite tramite corriere esclusivamente nel territorio Giapponese: basta ordinarle qualche giorno prima della partenza e farle spedire all'hotel per il giorno e l'ora esatta del vostro arrivo.
Sono di due tipi:


(Picture from B-Mobile official website) Ecco le condizioni d'uso e le caratteristiche: la validità è di 14 giorni dalla data di consegna ed è utilizzabile anche con servizi VoiP come ad esempio Skype, e per servizi di streaming video vista la sua grande velocità di trasmissione. La scheda è ricaricabile sempre via internet in caso ci sia la necessità di ulteriore traffico.


(Picture from B-Mobile official website) A differenza di quella da 1GB ha traffico virtualmente illimitato, anche se limitato in volume giornaliero, ed è consigliabile per un semplice utilizzo dati come la consultazione di mail, di social network etc. La velocità è più bassa di quella da 1GB (300kbps contro i 14Mbps dell'altra) e si sconsiglia l'utilizzo di servizi che necessitino di un alto volume di traffico, come il VoiP e lo streaming video. Il superamento di una soglia di traffico definita nell'arco di tre giorni "potrebbe" portare ad un'eventuale ulteriore riduzione della velocità di trasmissione.
La mia scelta è ricaduta sulla seconda, in formato micro-sim da installare sull'iPad. Dovrei trovarla alla reception del Dormy Inn Premium di Shibuya al mio arrivo.

venerdì 19 ottobre 2012

nicolaingiappone trip 2012: attrezzature foto e video...

Ed ecco i post rituali pre-partenza: l'anteprima degli apparecchi elettronici per catturare il viaggio. Con Davide che è un bravissimo fotografo professionista ci siamo divertiti ad allestire un set e a fotografare gli apparecchi in stile pubblicitario: Siamo molto nerd lo so.

(Photo by Davide Cassanello) Dopo un'ottima prova alle Maldive, per la prima volta in Giappone la fedele mirrorless Panasonic Lumix DMC-GF2 con una luminosissima lente pancake fissa da 14mm con attacco Micro 4/3. Ha un sensore Live MOS 4/3 da 12,1 mega-pixel che consente di scattare foto ottime e video altrettanto belli in Full HD 1080i a 25 fps (interlacciato). Ho due batterie in dotazione per un'autonomia di oltre 600 foto senza mai vedere una presa elettrica. Per la prima volta le foto di nicolaingiappone saranno in 4/3 anzichè 16/9.

(Photo by Davide Cassanello) Ed ecco la videocamera: una Sony HDR-CX730E. Registra su Memory Card (standard SD o Memory Stick PRO Duo) in Full HD 1080p a 50 fps (progressivo) ed è in grado di scattare foto di oltre 24 mega-pixel. Ha una lente Carl Zeiss Vario Sonnar T* ad alte prestazioni (soprattutto con poca luce) con un grandangolo di 26mm ed uno zoom ottico che arriva a 10x. L'intero blocco lente/sensore è mobile e giroscopicamente motorizzato (guarda qui): questo sistema consente una stabilizzazione d'immagine fino a 13 volte migliore rispetto ai tradizionali stabilizzatori digitali, praticamente è come avere la macchina montata su una steadycam (mai più riprese mosse). Oltre alla batteria in dotazione ho due batterie ad altissima capacità NP-FV100 con un'autonomia totale di oltre 10 ore e 3 schede SDHC SanDisk Extreme classe 10 da 32Gb capaci di una velocità di trasmissione di 45Mb al secondo per una capacità totale di oltre 7 ore di girato alla massima qualità.

(Photo by Davide Cassanello) Una caratteristica eccezionale di questa videocamera è la possibilità di scaricare i filmati direttamente su Hard Disk (senza passare per un computer) tramite un particolare cavo USB e di gestire il processo direttamente dal touch screen del dispositivo. Porterò con me due HDD, uno da 320Gb e uno da 500Gb, entrambi piccolissimi ed auto-alimentati per avere due supporti di backup indipendenti.

(Photo by Davide Cassanello) Ed ecco la grande novità: per la prima volta in Giappone con la GoPro Hero HD! Ho pure lo schermo LCD opzionale, una batteria di riserva, il supporto a ventosa per attaccarla un po' ovunque (soprattutto nei treni...) e uno scafandro subacqueo (nel caso si possa nuotare a Okinawa...).

E la riserva è la storica macchina di nicolaingiappone: la Panasonic DMC-LX2.

mercoledì 10 ottobre 2012

Le Tre Fasi dell'amore per il Giappone. Seconda fase: Il tradimento e L'odio

 Dicevo di amore, speranza, passione. Si per carità tutte cose belle, ma se la fantasia va in un certo modo, il mondo reale va in un'altra direzione, seguendo una legge fondamentale che si può enunciare più o meno così: "Chi vive sperando, muore cagando" (cit.). E questo è il mio saggio metaforico-tragicomico-romanzato-esagerato a tratti vero, a tratti no, sulla "seconda fase".
 Il problema degli occidentali che si appassionano al Giappone è la retro-cultura al quale sono continuamente esposti. Una cultura di rimbalzo, impazzita come la dannata crema di quel tiramisù di mia madre che quella volta proprio non ne voleva sapere di nascere: non ci sono gli ingredienti adatti, e se ci sono non ci sono gli strumenti per amalgamarli a dovere, e anche se gli strumenti e gli ingredienti ci sono non c'è una mano sapiente in grado di amalgamarli, insomma fa cagare.
 Anni di cartoni animati Giapponesi tradotti alla meglio, manga Giapponesi tradotti alla meglio, videogiochi Giapponesi, mangiare il sushi che fa figo ma nessuno sa che è Cinese, il bombardamento di cazzate nipponiche dai media e via dicendo portano i nostri poveri nippofili freschi d'innamoramento a due necessità iniziali:
  1. Aumentare considerevolmente le dosi di sushi Cinese e portarci gli amici, mettendo in atto ogni volta il siparietto dell'esperto nell'ultilizzo delle bacchette che guai a chiamarle bacchette, dannazione, si chiamano "asci".
  2. Intraprendere lo studio della lingua Giapponese.
 E' una fase ancora acerba, il primo livello, le cose non sono ancora chiare ma la gente comincia a guardarti con occhi diversi. "Cacchio è appassionato di Giappone, che cool".
 I nostri nippofili cominciano a perdere la vista su pagine fitte di ideogrammi (che per carità si chiamano "Cangi", ignoranti che non siete altro) e acquisiscono una certa padronanza linguistica, enorme nella loro mente ma inesistente nella realtà, limitata a qualche "Arigatò" con l'accento sulla "o", "Conniciua", o "Cauaii" che a quanto pare in Giappone è una delle parole più utilizzate. Lo studio della lingua si ferma più o meno lì e si cominciano a trollare tutti i blog sul Giappone, i forum sul Giappone, le sezioni dei commenti dei video su YouTube sul Giappone, facendo valere con rabbia e convinzione le proprie enormi conoscenze sul Sol Levante, iniziando i propri scritti salutando con un cortese "Conniciua", intercalando con numerosi "Cauaii" che sono come l'aceto balsamico che sta bene su tutto, pure sul caffelatte, e salutando la folta audience con un "Arigatò" senza naturalmente dimenticare l'accento sulla "o".
 Di lì a poco si conosce il primo Giapponese: ci sono quelli che girano per i luoghi turistici fingendosi turisti e cercano di attaccare bottone coi Giapponesi, o quelli che pagano una fortuna per iscriversi a siti di incontri online con Giapponesi, oppure quelli che prendono l'ultima offerta Alitalia e partono, come non ci fosse un domani, con l'alza-bandiera e gli occhi della tigre.
 E d'improvviso chissà come hai un'amica Giapponese che fa finta di dartela ma-chissà-perchè-non-te-la-dà ma comunque se la spassa vivendo gratis a casa tua in Italia oppure una "fidanzata" Giapponese che non-sai-neanche-tu-come-ma-te-la-dà e pensi di essere a cavallo, sei entrato nel jet-set nippofilo, sei al secondo livello di nippofilia, apri immediatamente un blog sul Giappone e una fan-page su Facebook. Hai la fila di amici e colleghi che vogliono uscire con te e la tua ragazza Giapponese per vederla da vicino, e nel ridente mondo online quelli del primo livello che una ragazza Giapponese se la sognano solo sui pornazzi Giapponesi cominciano a guardarti con ammirazione: un Dio sceso in terra che finalmente può svelare gli annosi misteri del nippofilo single sfigato di primo livello:
  1. "Ma è vero che le Giapponesi, essendo "Gheisce", a letto sono tutte delle porche?"
  2. "Ma è vero che le Giapponesi hanno la vagina a mandorla?"
  3. "Ma è vero che le Giapponesi hanno tutte le tette piccole?"
 E qui iniziano i dolori. La vita sociale diventa un inferno perché da un lato devi difendere il tuo rango di nippofilo di secondo livello ma in realtà ti senti anche un po' ferito dal fatto che queste domande un po' del cazzo comincino ad essere pronunciate, nello stesso identico ordine, non più solo dai tuoi sfigati sudditi nippofili di rango inferiore, ma anche da amici e colleghi: insomma quale amico o collega, anche il più demente, arriverebbe a chiederti conto della dimensione della vagina della tua ragazza, se questa fosse Italiana?
 Non puoi continuare a passare la vita a mangiare sushi Cinese perchè i pochi amici che non vomitavano all'idea del pesce crudo si sono rotti delle tue dannate lezioni sull'utilizzo delle bacchette.
 E poi ti rendi conto del fatto che devi smettere di dire "Cauaii", "Arigatò" con l'accento sulla "o", o quell'inflazionatissimo e dannatissimo "Conniciua", talmente comune che pure i Giapponesi non lo dicono più perché solo a sentirlo gli viene l'orticaria. Capisci di essere nella merda perchè dovete sapere che imparare il Giapponese da una donna è deleterio per l'onorabilità e virilità maschile: i Giapponesi non potevano prendersela comoda e parlare una lingua uguale per tutti, no loro hanno una lingua per i maschi, una per le femmine, una per i bambini, una per i capi d'azienda mega-galattici... dannazione fanno pure miagolare i gatti in modo strano (dicono "nyan" lo giuro) ed abbaiare i cani in modo ancora più strano ("wan-wan") tanto che in Giappone gli animali domestici vanno in terapia. Se impari il Giapponese da una donna impari il Giapponese per femminucce, quindi quando dici "oishii" lo dici come una donna, e quando pensi di augurare la "buonanotte" dicendo "oyasumi" ed aggiungendoci la desinenza cortese "nasai" lo dici alla maniera femminile. Poi ti tiri a lucido, bello come il sole ed esci con quella tua amica Giapponese che fa finta di dartela ma-chissà-perchè-non-te-la-dà ma comunque se la spassa ancora vivendo gratis a casa tua in Italia o con quella "fidanzata" Giapponese che non-sai-neanche-tu-come-ma-ancora-forse-te-la-dà-ma-anche-no e vuoi far colpo cantilenando un soave "Cauaii" per commentare qualcosa di carino, la convinci definitivamente del fatto che il vero uomo lo debba cercare altrove. Se poi vuoi risorgere dalla figura di merda enunciando un rozzo e teppistico "sugeeee" verrai etichettato pure come maleducato e ti verrà detto "dove hai imparato questa parolaccia?".
 Capisci allora che le donne Giapponesi, in quanto donne, sono anch'esse rompipalle: rompipalle con gli occhi a mandorla. E passi al terzo livello. Il nippofilo deluso. E chiudi il blog e la pagina Facebook.
 Non è un mistero che la durata media di un blog sul Giappone sia di uno, due o al massimo tre anni: perchè alla fine le cazzate finiscono, o ti stanchi delle decine di stalker che chiedono l'amicizia su Facebook alla tua ragazza pur non conoscendola, o utilizzano la tua friend list come supermercato garantito di ragazze asiatiche. Ti stanchi dei troll nippofili di primo livello che rompono al ogni sospiro sbandierando la loro inesistente cultura nippofila iniziando i propri scritti salutando con un cortese "Conniciua", intercalando con numerosi "Cauaii" che sono come l'aceto balsamico che sta bene su tutto, pure sulla merda, e salutando la folta audience con un "Arigatò" senza ovviamente dimenticare l'accento sulla "o". Dal lato sentimentale poi sei in trappola perchè il software pre-installato nel cervello dell'androide Giapponese femmina che si è stabilito a casa tua senza mai dartela ora è entrato in modalità "matrimonio". E sono cazzi.
 Hai due strade. Molli tutto e ritorni alla tua vita di sempre, accontentandoti di qualche scialba ed insipida ragazza Italiana che almeno quando parli ti capisce, ti dà risposte sensate e ti rompe le palle con un minimo di senso logico, oppure dici chissenefrega e ti sposi.
 Parti di nuovo in Giappone, spendi un capitale per organizzare tutto, ti fai vestire da boss yakuza con ventaglietto e ti metti affianco a tua moglie vestita con un uovo bianco in testa e siccome non vuoi più sentir parlare di blog posti le foto del matrimonio su Instagram. Diventi un nippofilo hipster di quarto livello e ti unisci alla folta schiera degli Italiani residenti in Giappone che non ne possono più del Giappone e passano la loro vita online a dire di quanto faccia schifo il Giappone, quanto sia noioso il treno la mattina, e quel capo-ufficio rompipalle che ti perseguita, e il tempo troppo freddo d'inverno o troppo caldo d'estate, e i dannati terremoti, i tifoni, e gli insopportabili SMAP che sono ovunque. Ti iscrivi ad uno di quegli sfigatissimi gruppi di Italiani residenti in Giappone e critichi i nippofili di secondo livello emergenti, da bravo "nonno" fregiato e forgiato da lustri di frequentazioni nipponiche.
 Poi tua moglie si trasforma in un Gremlin e muori.

Continua...

sabato 6 ottobre 2012

Le Tre Fasi dell'amore per il Giappone. Prima fase: L'Innamoramento e la passione.

C'è un detto tra i "nippofili senior", che dice che l'evoluzione dell'amore per il Giappone consista di tre fasi:
  1. L'innamoramento e la passione
  2. Il tradimento e L'odio
  3. Il perdono e l'amore maturo
Ecco la mia esperienza.
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Prima fase: L'Innamoramento e la Passione

Un tempo fu amore folle: molti di voi forse conoscono già questi fatti ma parlare di questa fase è importante per la trattazione delle due successive. Un giorno per caso mi capitò una rivista tra le mani e venni a sapere di un libro: si diceva fosse stato il libro più letto nella storia letteraria del Giappone. Vi era un'edizione Italiana che ordinai subito e divorai in pochi giorni.

Ne rimasi folgorato.

Era una storia d'amore finita in tragedia: lei era addirittura già morta all'inizio del libro. Eppure era la storia d'amore più intensa di cui avessi mai letto e tutto ad un tratto capii che in vita mia fino ad allora non avevo mai amato per davvero, e che mai per davvero ero stato amato. Il piacere di vivere anche solo come spettatore una storia d'amore così intensa si accompagnava alla frustrazione di sapere di non avere la possibilità di viverla. Eppure la narrazione era così concisa e realistica, scarna e disillusa: il racconto come un sogno d'intrinseca imperfezione al quale era stata donata materia terrena, tanto bello e terribile da non sembrar vero ma tanto vero da sembrare ancor più bello e terribile.

E se poteva esistere una persona dotata di genio e sensibilità tali da muovere tanto la mia mente e il mio cuore, la nazione che gli aveva dato i natali doveva essere altrettanto speciale.

Da qui cominciò tutto.

Lessi il libro, guardai il film e m'innamorai follemente della sua protagonista. DOVEVO avere una ragazza come lei, con lei avrei trovato l'amore perfetto e sarei stato in pace con me stesso per tutta la vita. Il Giappone mi avrebbe dato ciò che cercavo da sempre.

Mi misi in testa di imparare la lingua Giapponese, così se avessi mai incontrato la ragazza Giapponese dei miei sogni avrei potuto parlarci. Studiai da solo i sillabari Kana e poi cominciai a seguire delle lezioni private. Cominciai a fagocitare migliaia di informazioni su questo paese così misterioso ed affascinante ed entrai così in un vortice di esperienze ed emozioni che mi portarono a prendere un aereo ed andare in Giappone per la prima volta (Leggi qui e qui).

La mancanza di informazioni precise (come la mia mente necessitava) su come viaggiare in Giappone mi spinse ad aprire questo blog, per creare per conto mio quello che avevo sempre cercato e mai trovato.

Tutto crebbe a dismisura. Grazie al blog mi si aprirono davanti le porte di un mondo nuovo, e conobbi Shiho. Lei era come mi sarei aspettato fosse una ragazza Giapponese: perfetta. Con lei viaggiai di nuovo e mi fece una sorpresa fantastica: prenotò un piccolo viaggio nell'isola di Shikoku per portarmi a vedere la location del film che mi aveva fatto innamorare del Giappone (Leggi qui e qui).

Visitai, toccai gli stessi luoghi che apparivano nella pellicola...

Questo sono io sullo stesso scooter utilizzato nel film. Questa foto, come questo enorme blog, tutti i miei viaggi sono il frutto della mia malattia mentale passione per il Giappone.

Sembrava essere la chiusura di un cerchio, l'aver trovato ciò che cercavo. Avrei potuto ora chiudere il racconto con il solito "E vissero tutti felici e contenti" o era tutta una fregatura?