domenica 21 ottobre 2012

Mobile Internet in Giappone.

Se andate in Giappone e siete dei "social network dipendenti", non potete restare senza postare la foto invecchiata del pranzo su Instagram, o semplicemente vi serve internet in mobilità per consultazioni occasionali quali mappe, guide etc, la compagnia telefonica Giapponese B-Mobile ha preparato un servizio fatto su misura per i turisti: le "Visitor SIM".
Sono delle schede SIM o micro-SIM dati (non utilizzabili per telefonare o inviare messaggi da rete telefonica) pronte all'uso che non necessitano di attivazione, della presentazione di documenti, registrazioni e rotture varie: Sono ordinabili solo via internet e vengono spedite tramite corriere esclusivamente nel territorio Giapponese: basta ordinarle qualche giorno prima della partenza e farle spedire all'hotel per il giorno e l'ora esatta del vostro arrivo.
Sono di due tipi:


(Picture from B-Mobile official website) Ecco le condizioni d'uso e le caratteristiche: la validità è di 14 giorni dalla data di consegna ed è utilizzabile anche con servizi VoiP come ad esempio Skype, e per servizi di streaming video vista la sua grande velocità di trasmissione. La scheda è ricaricabile sempre via internet in caso ci sia la necessità di ulteriore traffico.


(Picture from B-Mobile official website) A differenza di quella da 1GB ha traffico virtualmente illimitato, anche se limitato in volume giornaliero, ed è consigliabile per un semplice utilizzo dati come la consultazione di mail, di social network etc. La velocità è più bassa di quella da 1GB (300kbps contro i 14Mbps dell'altra) e si sconsiglia l'utilizzo di servizi che necessitino di un alto volume di traffico, come il VoiP e lo streaming video. Il superamento di una soglia di traffico definita nell'arco di tre giorni "potrebbe" portare ad un'eventuale ulteriore riduzione della velocità di trasmissione.
La mia scelta è ricaduta sulla seconda, in formato micro-sim da installare sull'iPad. Dovrei trovarla alla reception del Dormy Inn Premium di Shibuya al mio arrivo.

venerdì 19 ottobre 2012

nicolaingiappone trip 2012: attrezzature foto e video...

Ed ecco i post rituali pre-partenza: l'anteprima degli apparecchi elettronici per catturare il viaggio. Con Davide che è un bravissimo fotografo professionista ci siamo divertiti ad allestire un set e a fotografare gli apparecchi in stile pubblicitario: Siamo molto nerd lo so.

(Photo by Davide Cassanello) Dopo un'ottima prova alle Maldive, per la prima volta in Giappone la fedele mirrorless Panasonic Lumix DMC-GF2 con una luminosissima lente pancake fissa da 14mm con attacco Micro 4/3. Ha un sensore Live MOS 4/3 da 12,1 mega-pixel che consente di scattare foto ottime e video altrettanto belli in Full HD 1080i a 25 fps (interlacciato). Ho due batterie in dotazione per un'autonomia di oltre 600 foto senza mai vedere una presa elettrica. Per la prima volta le foto di nicolaingiappone saranno in 4/3 anzichè 16/9.

(Photo by Davide Cassanello) Ed ecco la videocamera: una Sony HDR-CX730E. Registra su Memory Card (standard SD o Memory Stick PRO Duo) in Full HD 1080p a 50 fps (progressivo) ed è in grado di scattare foto di oltre 24 mega-pixel. Ha una lente Carl Zeiss Vario Sonnar T* ad alte prestazioni (soprattutto con poca luce) con un grandangolo di 26mm ed uno zoom ottico che arriva a 10x. L'intero blocco lente/sensore è mobile e giroscopicamente motorizzato (guarda qui): questo sistema consente una stabilizzazione d'immagine fino a 13 volte migliore rispetto ai tradizionali stabilizzatori digitali, praticamente è come avere la macchina montata su una steadycam (mai più riprese mosse). Oltre alla batteria in dotazione ho due batterie ad altissima capacità NP-FV100 con un'autonomia totale di oltre 10 ore e 3 schede SDHC SanDisk Extreme classe 10 da 32Gb capaci di una velocità di trasmissione di 45Mb al secondo per una capacità totale di oltre 7 ore di girato alla massima qualità.

(Photo by Davide Cassanello) Una caratteristica eccezionale di questa videocamera è la possibilità di scaricare i filmati direttamente su Hard Disk (senza passare per un computer) tramite un particolare cavo USB e di gestire il processo direttamente dal touch screen del dispositivo. Porterò con me due HDD, uno da 320Gb e uno da 500Gb, entrambi piccolissimi ed auto-alimentati per avere due supporti di backup indipendenti.

(Photo by Davide Cassanello) Ed ecco la grande novità: per la prima volta in Giappone con la GoPro Hero HD! Ho pure lo schermo LCD opzionale, una batteria di riserva, il supporto a ventosa per attaccarla un po' ovunque (soprattutto nei treni...) e uno scafandro subacqueo (nel caso si possa nuotare a Okinawa...).

E la riserva è la storica macchina di nicolaingiappone: la Panasonic DMC-LX2.

mercoledì 10 ottobre 2012

Le Tre Fasi dell'amore per il Giappone. Seconda fase: Il tradimento e L'odio

 Dicevo di amore, speranza, passione. Si per carità tutte cose belle, ma se la fantasia va in un certo modo, il mondo reale va in un'altra direzione, seguendo una legge fondamentale che si può enunciare più o meno così: "Chi vive sperando, muore cagando" (cit.). E questo è il mio saggio metaforico-tragicomico-romanzato-esagerato a tratti vero, a tratti no, sulla "seconda fase".
 Il problema degli occidentali che si appassionano al Giappone è la retro-cultura al quale sono continuamente esposti. Una cultura di rimbalzo, impazzita come la dannata crema di quel tiramisù di mia madre che quella volta proprio non ne voleva sapere di nascere: non ci sono gli ingredienti adatti, e se ci sono non ci sono gli strumenti per amalgamarli a dovere, e anche se gli strumenti e gli ingredienti ci sono non c'è una mano sapiente in grado di amalgamarli, insomma fa cagare.
 Anni di cartoni animati Giapponesi tradotti alla meglio, manga Giapponesi tradotti alla meglio, videogiochi Giapponesi, mangiare il sushi che fa figo ma nessuno sa che è Cinese, il bombardamento di cazzate nipponiche dai media e via dicendo portano i nostri poveri nippofili freschi d'innamoramento a due necessità iniziali:
  1. Aumentare considerevolmente le dosi di sushi Cinese e portarci gli amici, mettendo in atto ogni volta il siparietto dell'esperto nell'ultilizzo delle bacchette che guai a chiamarle bacchette, dannazione, si chiamano "asci".
  2. Intraprendere lo studio della lingua Giapponese.
 E' una fase ancora acerba, il primo livello, le cose non sono ancora chiare ma la gente comincia a guardarti con occhi diversi. "Cacchio è appassionato di Giappone, che cool".
 I nostri nippofili cominciano a perdere la vista su pagine fitte di ideogrammi (che per carità si chiamano "Cangi", ignoranti che non siete altro) e acquisiscono una certa padronanza linguistica, enorme nella loro mente ma inesistente nella realtà, limitata a qualche "Arigatò" con l'accento sulla "o", "Conniciua", o "Cauaii" che a quanto pare in Giappone è una delle parole più utilizzate. Lo studio della lingua si ferma più o meno lì e si cominciano a trollare tutti i blog sul Giappone, i forum sul Giappone, le sezioni dei commenti dei video su YouTube sul Giappone, facendo valere con rabbia e convinzione le proprie enormi conoscenze sul Sol Levante, iniziando i propri scritti salutando con un cortese "Conniciua", intercalando con numerosi "Cauaii" che sono come l'aceto balsamico che sta bene su tutto, pure sul caffelatte, e salutando la folta audience con un "Arigatò" senza naturalmente dimenticare l'accento sulla "o".
 Di lì a poco si conosce il primo Giapponese: ci sono quelli che girano per i luoghi turistici fingendosi turisti e cercano di attaccare bottone coi Giapponesi, o quelli che pagano una fortuna per iscriversi a siti di incontri online con Giapponesi, oppure quelli che prendono l'ultima offerta Alitalia e partono, come non ci fosse un domani, con l'alza-bandiera e gli occhi della tigre.
 E d'improvviso chissà come hai un'amica Giapponese che fa finta di dartela ma-chissà-perchè-non-te-la-dà ma comunque se la spassa vivendo gratis a casa tua in Italia oppure una "fidanzata" Giapponese che non-sai-neanche-tu-come-ma-te-la-dà e pensi di essere a cavallo, sei entrato nel jet-set nippofilo, sei al secondo livello di nippofilia, apri immediatamente un blog sul Giappone e una fan-page su Facebook. Hai la fila di amici e colleghi che vogliono uscire con te e la tua ragazza Giapponese per vederla da vicino, e nel ridente mondo online quelli del primo livello che una ragazza Giapponese se la sognano solo sui pornazzi Giapponesi cominciano a guardarti con ammirazione: un Dio sceso in terra che finalmente può svelare gli annosi misteri del nippofilo single sfigato di primo livello:
  1. "Ma è vero che le Giapponesi, essendo "Gheisce", a letto sono tutte delle porche?"
  2. "Ma è vero che le Giapponesi hanno la vagina a mandorla?"
  3. "Ma è vero che le Giapponesi hanno tutte le tette piccole?"
 E qui iniziano i dolori. La vita sociale diventa un inferno perché da un lato devi difendere il tuo rango di nippofilo di secondo livello ma in realtà ti senti anche un po' ferito dal fatto che queste domande un po' del cazzo comincino ad essere pronunciate, nello stesso identico ordine, non più solo dai tuoi sfigati sudditi nippofili di rango inferiore, ma anche da amici e colleghi: insomma quale amico o collega, anche il più demente, arriverebbe a chiederti conto della dimensione della vagina della tua ragazza, se questa fosse Italiana?
 Non puoi continuare a passare la vita a mangiare sushi Cinese perchè i pochi amici che non vomitavano all'idea del pesce crudo si sono rotti delle tue dannate lezioni sull'utilizzo delle bacchette.
 E poi ti rendi conto del fatto che devi smettere di dire "Cauaii", "Arigatò" con l'accento sulla "o", o quell'inflazionatissimo e dannatissimo "Conniciua", talmente comune che pure i Giapponesi non lo dicono più perché solo a sentirlo gli viene l'orticaria. Capisci di essere nella merda perchè dovete sapere che imparare il Giapponese da una donna è deleterio per l'onorabilità e virilità maschile: i Giapponesi non potevano prendersela comoda e parlare una lingua uguale per tutti, no loro hanno una lingua per i maschi, una per le femmine, una per i bambini, una per i capi d'azienda mega-galattici... dannazione fanno pure miagolare i gatti in modo strano (dicono "nyan" lo giuro) ed abbaiare i cani in modo ancora più strano ("wan-wan") tanto che in Giappone gli animali domestici vanno in terapia. Se impari il Giapponese da una donna impari il Giapponese per femminucce, quindi quando dici "oishii" lo dici come una donna, e quando pensi di augurare la "buonanotte" dicendo "oyasumi" ed aggiungendoci la desinenza cortese "nasai" lo dici alla maniera femminile. Poi ti tiri a lucido, bello come il sole ed esci con quella tua amica Giapponese che fa finta di dartela ma-chissà-perchè-non-te-la-dà ma comunque se la spassa ancora vivendo gratis a casa tua in Italia o con quella "fidanzata" Giapponese che non-sai-neanche-tu-come-ma-ancora-forse-te-la-dà-ma-anche-no e vuoi far colpo cantilenando un soave "Cauaii" per commentare qualcosa di carino, la convinci definitivamente del fatto che il vero uomo lo debba cercare altrove. Se poi vuoi risorgere dalla figura di merda enunciando un rozzo e teppistico "sugeeee" verrai etichettato pure come maleducato e ti verrà detto "dove hai imparato questa parolaccia?".
 Capisci allora che le donne Giapponesi, in quanto donne, sono anch'esse rompipalle: rompipalle con gli occhi a mandorla. E passi al terzo livello. Il nippofilo deluso. E chiudi il blog e la pagina Facebook.
 Non è un mistero che la durata media di un blog sul Giappone sia di uno, due o al massimo tre anni: perchè alla fine le cazzate finiscono, o ti stanchi delle decine di stalker che chiedono l'amicizia su Facebook alla tua ragazza pur non conoscendola, o utilizzano la tua friend list come supermercato garantito di ragazze asiatiche. Ti stanchi dei troll nippofili di primo livello che rompono al ogni sospiro sbandierando la loro inesistente cultura nippofila iniziando i propri scritti salutando con un cortese "Conniciua", intercalando con numerosi "Cauaii" che sono come l'aceto balsamico che sta bene su tutto, pure sulla merda, e salutando la folta audience con un "Arigatò" senza ovviamente dimenticare l'accento sulla "o". Dal lato sentimentale poi sei in trappola perchè il software pre-installato nel cervello dell'androide Giapponese femmina che si è stabilito a casa tua senza mai dartela ora è entrato in modalità "matrimonio". E sono cazzi.
 Hai due strade. Molli tutto e ritorni alla tua vita di sempre, accontentandoti di qualche scialba ed insipida ragazza Italiana che almeno quando parli ti capisce, ti dà risposte sensate e ti rompe le palle con un minimo di senso logico, oppure dici chissenefrega e ti sposi.
 Parti di nuovo in Giappone, spendi un capitale per organizzare tutto, ti fai vestire da boss yakuza con ventaglietto e ti metti affianco a tua moglie vestita con un uovo bianco in testa e siccome non vuoi più sentir parlare di blog posti le foto del matrimonio su Instagram. Diventi un nippofilo hipster di quarto livello e ti unisci alla folta schiera degli Italiani residenti in Giappone che non ne possono più del Giappone e passano la loro vita online a dire di quanto faccia schifo il Giappone, quanto sia noioso il treno la mattina, e quel capo-ufficio rompipalle che ti perseguita, e il tempo troppo freddo d'inverno o troppo caldo d'estate, e i dannati terremoti, i tifoni, e gli insopportabili SMAP che sono ovunque. Ti iscrivi ad uno di quegli sfigatissimi gruppi di Italiani residenti in Giappone e critichi i nippofili di secondo livello emergenti, da bravo "nonno" fregiato e forgiato da lustri di frequentazioni nipponiche.
 Poi tua moglie si trasforma in un Gremlin e muori.

Continua...

sabato 6 ottobre 2012

Le Tre Fasi dell'amore per il Giappone. Prima fase: L'Innamoramento e la passione.

C'è un detto tra i "nippofili senior", che dice che l'evoluzione dell'amore per il Giappone consista di tre fasi:
  1. L'innamoramento e la passione
  2. Il tradimento e L'odio
  3. Il perdono e l'amore maturo
Ecco la mia esperienza.
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Prima fase: L'Innamoramento e la Passione

Un tempo fu amore folle: molti di voi forse conoscono già questi fatti ma parlare di questa fase è importante per la trattazione delle due successive. Un giorno per caso mi capitò una rivista tra le mani e venni a sapere di un libro: si diceva fosse stato il libro più letto nella storia letteraria del Giappone. Vi era un'edizione Italiana che ordinai subito e divorai in pochi giorni.

Ne rimasi folgorato.

Era una storia d'amore finita in tragedia: lei era addirittura già morta all'inizio del libro. Eppure era la storia d'amore più intensa di cui avessi mai letto e tutto ad un tratto capii che in vita mia fino ad allora non avevo mai amato per davvero, e che mai per davvero ero stato amato. Il piacere di vivere anche solo come spettatore una storia d'amore così intensa si accompagnava alla frustrazione di sapere di non avere la possibilità di viverla. Eppure la narrazione era così concisa e realistica, scarna e disillusa: il racconto come un sogno d'intrinseca imperfezione al quale era stata donata materia terrena, tanto bello e terribile da non sembrar vero ma tanto vero da sembrare ancor più bello e terribile.

E se poteva esistere una persona dotata di genio e sensibilità tali da muovere tanto la mia mente e il mio cuore, la nazione che gli aveva dato i natali doveva essere altrettanto speciale.

Da qui cominciò tutto.

Lessi il libro, guardai il film e m'innamorai follemente della sua protagonista. DOVEVO avere una ragazza come lei, con lei avrei trovato l'amore perfetto e sarei stato in pace con me stesso per tutta la vita. Il Giappone mi avrebbe dato ciò che cercavo da sempre.

Mi misi in testa di imparare la lingua Giapponese, così se avessi mai incontrato la ragazza Giapponese dei miei sogni avrei potuto parlarci. Studiai da solo i sillabari Kana e poi cominciai a seguire delle lezioni private. Cominciai a fagocitare migliaia di informazioni su questo paese così misterioso ed affascinante ed entrai così in un vortice di esperienze ed emozioni che mi portarono a prendere un aereo ed andare in Giappone per la prima volta (Leggi qui e qui).

La mancanza di informazioni precise (come la mia mente necessitava) su come viaggiare in Giappone mi spinse ad aprire questo blog, per creare per conto mio quello che avevo sempre cercato e mai trovato.

Tutto crebbe a dismisura. Grazie al blog mi si aprirono davanti le porte di un mondo nuovo, e conobbi Shiho. Lei era come mi sarei aspettato fosse una ragazza Giapponese: perfetta. Con lei viaggiai di nuovo e mi fece una sorpresa fantastica: prenotò un piccolo viaggio nell'isola di Shikoku per portarmi a vedere la location del film che mi aveva fatto innamorare del Giappone (Leggi qui e qui).

Visitai, toccai gli stessi luoghi che apparivano nella pellicola...

Questo sono io sullo stesso scooter utilizzato nel film. Questa foto, come questo enorme blog, tutti i miei viaggi sono il frutto della mia malattia mentale passione per il Giappone.

Sembrava essere la chiusura di un cerchio, l'aver trovato ciò che cercavo. Avrei potuto ora chiudere il racconto con il solito "E vissero tutti felici e contenti" o era tutta una fregatura?

martedì 13 dicembre 2011

高徳院3 (Kōtoku-in, parte terza): 仁王門 (Il Niō-mon)

Continua da qui...

Siamo a 鎌倉(Kamakura), una cittadina (qui ci sono dei cenni sulla città) nella 三浦半島(Miura-hantō - Penisola di Miura), a sud della 横浜(Yokohama-shi - città di Yokohama) e a circa un'ora di treno da 東京(Tōkyō)(leggi qui come raggiungerla), nella 神奈川(Kanagawa-ken - prefettura di Kanagawa), isola di 本州(Honshū).

Visto che è da più di un anno che questo blog non torna a 鎌倉(Kamakura), facciamo un piccolo riepilogo delle puntate precedenti su questa location, per "coloro che da casa si fossero messi in ascolto solo in questo istante". Lo scopo di questa enorme serie su 鎌倉(Kamakura)(fin'ora 57 post, e li trovate tutti qui) è quello di creare quello che a mio parere possa essere l'itinerario ideale per una visita giornaliera in questa bella cittadina situata poco fuori 東京(Tōkyō): a mio parere la scelta ideale per chi viene a 東京(Tōkyō) per pochi giorni e voglia includere nel viaggio una gita fuori porta poco impegnativa.

(Riepilogo delle puntate precedenti...) Dopo aver passato la mattinata nel nord della città a visitare i complessi templari Zen 瑞鹿円覚興聖寺(Zuirokuzan Engaku Kōshō Zen-ji), per gli amici 円覚(Engaku-ji)(clicca qui per leggere tutti i 17 post a riguardo), e 巨福建長興国寺(Kofuku-san Kenchō kōku Zen-ji), per gli amici 建長(Kenchō-ji)(clicca qui per leggere tutti gli 11 post a riguardo), che si trovano entrambi nella vallata di 鎌倉(Kita Kamakura - Kamakura nord), circoscrizione di (Yamanouchi), abbiamo percorso a piedi la 神奈川21号横浜鎌倉(Kanagawa-ken dō 21 kō Yokohama-Kamakura sen - strada prefetturale di Kanagawa numero 21, linea Yokohama-Kamakura)(clicca qui per un report del tragitto) in direzione sud per raggiungere il complesso templare Shintoista 鶴岡八幡宮(Tsurugaoka Hachiman-gū)(clicca qui per leggere tutti gli 8 post a riguardo), nella circoscrizione di 雪下(Yukinoshita). Dopo la visita a quest'ultimo complesso abbiamo camminato per in centro della città di 鎌倉(Kamakura), lungo un pezzo della monumentale 若宮大路(Wakamiya-ōji - grande strada del giovane principe) prima di buttarci nei vicoli che la congiungono con l'affollata strada dello shopping di questo piccolo centro turistico, la 小町通り(Komachi-dōri), nella circoscrizione di 小町(Komachi). Questa lunga strada termina a sud nel piazzale della 鎌倉(Kamakura-eki - stazione di Kamakura). Dopo aver raggiunto la 西(Nishi-guchi - uscita ovest) della stessa stazione ci siamo imbarcati dalla 江ノ電鎌倉(Enoden Kamakura-eki - stazione "Enoden" di Kamakura)(clicca qui e qui per info), che è ospitata in un edificio che si chiama 江ノ電ビル(Enoden biru), sul caratteristico treno 江ノ(Enoden) per raggiungere la 長谷(Hase-eki -stazione di Hase), nella circoscrizione di 長谷(Hase). Abbiamo percorso a piedi i 570 metri della 神奈川県道32号藤沢鎌倉(Kanagawa-ken dō 32 kō Fujisawa-Kamakura sen - Strada della prefettura di Kanagawa numero 32, linea Fujisawa-Kamakura) che separano la 長谷(Hase-eki - stazione di Hase) dal più visitato sito storico della città di 鎌倉(Kamakura): il famoso tempio buddhista 高徳(Kōtoku-in), casa del Buddha in bronzo più famoso del Giappone, il 仏(Dai-butsu - Grande Buddha).

Dopo alcuni cenni storici sulla fondazione del tempio e qualche info sulla figura del Buddha 阿弥陀(Amida), raffigurato dall'enorme statua in bronzo per la presenza della quale il tempio è famoso in tutto il mondo, e sulla setta ad esso collegata, la 浄土(Jōdo shū- Scuola Della Pura Terra), è arrivato il momento di entrare nel complesso.

Non so come sia possibile, ed è una cosa che mi ha lasciato alquanto interdetto, pur essendo stato a 鎌倉(Kamakura) ben quattro volte e avendo visitato il 高徳(Kōtoku-in) per due volte ho scattato pochissime foto all'ingresso del complesso...dovrò quindi chiedere aiuto a Google che con il suo fantastico Street View copre persino l'interno del tempio...

(Screenshot from Google maps, modified by nicolaingiappone) Siamo all'indirizzo 神奈川鎌倉長谷4丁目2-28, cioè all'ingresso 28 del secondo isolato del 4丁目(yon-chōme - quarto distretto) della circoscrizione di 長谷(Hase), nella 鎌倉(città di Kamakura), nella 神奈川(Kanagawa-ken - prefettura di Kanagawa)(clicca qui per scoprire come funzionano gli indirizzi in Giappone). Ecco il percorso coperto da questo post e dal successivo (linea rossa), cioè la terza e la quarta parte: come di consueto ad ogni numero corrisponde una foto. Le frecce all'interno dei riquadri numerati indicano l'orientamento dell'obbiettivo della fotocamera al momento dello scatto. Questo post arriva fino alla foto 5, cioè davanti al cancello 仁王(Niō-mon - Cancello dei Nio), il cui tetto color verde bronzo ossidato in questa foto satellitare risplende al sole della mattina.

(Screenshot from Google Street View)[Immagine 1] Dalla 長谷(Hase-eki -stazione di Hase), nella circoscrizione di 長谷(Hase) percorriamo verso nord il marciapiede destro della 神奈川県道32号藤沢鎌倉(Kanagawa-ken dō 32 kō Fujisawa-Kamakura sen - Strada della prefettura di Kanagawa numero 32, linea Fujisawa-Kamakura). Lasciamo la strada prefetturale in corrispondenza dello slargo vicino al negozio di spade e affini (qui sopra si può vedere sulla destra). L'ingresso del tempio è dietro quelle ragazzine in divisa scolastica...

(Screenshot from Google Street View)[Immagine 2] Eccoci nel vialetto d'ingresso, guardandoci indietro possiamo vedere, oltre l'asfalto, il negozio di spade e cavolate varie per turisti...

(Screenshot from Google Street View)[Immagine 3] Proseguiamo verso nord...

(Screenshot from Google Street View)[Immagine 4] e dopo qualche decina di metri ci troviamo davanti un 仁王(Niō-mon - Cancello dei Nio).

(Screenshot from Google Street View)[Immagine 5] Il 仁王(Niō-mon - Cancello dei Nio) del 高徳(Kōtoku-in) si può assimilare ad un 楼(Rō-mon) come tipologia costruttiva anche se la sua architettura non mostra un vero o finto secondo piano come di solito accade per questa classe di cancelli.

E' poggiato su dodici pilastri ed in pianta presenta un sistema a 6 baie disposte secondo lo schema 3 x 2. Le due baie laterali rivolte verso l'esterno del tempio, in questo caso a sud ospitano le due statue dei 仁王(Niō), chiuse in robuste gabbie di legno.

La parte inferiore del recinto che contiene i 仁王(Niō) è come di consuetudine a sua volta protetta da una "palizzata" (qui di colore celeste) chiamata 金剛柵(Kongōsaku) o 金剛垣(Kongōgaki), fatta di stecche verticali in legno recanti nella sommità degli elementi decorativi appuntiti che dovrebbero riprodurre il 金剛杵(Kongōsho - pestello diamante), conosciuto in sanscrito come "Vajra" (qui maggiori info), che è un oggetto utilizzato nei rituali esoterici Buddhisti. Le stecche in sezione orizzontale hanno una forma triangolare, e riproducono a loro volta la forma del 三鈷(Sanko), anch'esso un oggetto rituale Buddhista. La funzione della staccionata è quella di proteggere le statue dagli occhi dei visitatori.


(Picture from here) I 仁王(Niō), anche chiamati 二天(Niten) o 仁王(Niōson), sono guardiani del tempio: i loro visi esprimono ferocia, i loro corpi sono di solito estremamente muscolosi e sono scolpiti in pose di battaglia: di solito impugnano delle armi. La loro funzione è quella di allontanare gli spiriti maligni e di tenere lontani dal tempio demoni e ladri. Secondo alcune leggende i 仁王(Niō) accompagnarono il Buddha Storico durante il suo viaggio in India. Quasi sempre le loro vesti li coprono dalla vita in giù anche se le rappresentazioni più antiche li vedono indossare delle armature a protezione del torso. Iconograficamente parlando i 仁王(Niō) furono introdotti in Giappone tra il settimo e l'ottavo secolo dopo Cristo: le più vecchie statue esistenti in Giappone raffiguranti le due divinità (queste) si trovano nel tempio 法隆寺(Hōryū-ji), a 奈良(Nara) e risalgono all'anno 711.

Generalmente uno dei due ha la bocca aperta nella posizione chiamata 阿(A-gyō), cioè nell'atto di pronunciare il kana あ(
A) ed impugna una saetta, mentre l'altro ha la bocca chiusa nella posizione chiamata 吽(Un-gyō), cioè nell'atto di pronunciare il kana ん(N), di solito pronunciato come "un". "A" è il primo suono dell'ordine alfabetico Giapponese mentre "N" è l'ultimo: quindi questa combinazione dovrebbe simbolicamente rappresentare i due opposti (da noi rappresentati di solito con le lettere greche A[Alfa] e Ω[Omega]) e tutto ciò che è contenuto al loro interno nella "danza cosmica dell'esistenza".

(Picture by jpellgen, all rights reserved) Questa è la statua di destra, con la bocca aperta nella posizione (A-gyō)...

(Picture by jpellgen, all rights reserved) ...e questa è quella di sinistra, con la bocca chiusa nella posizione (Un-gyō).

Il cancello visto da dietro: si può notare come la palizzata 金剛柵(Kongōsaku) interessi esclusivamente i lati interessati dal passaggio dei visitatori.

Qui la prima e la seconda parte.

giovedì 8 dicembre 2011

Volo AZ0782 FCO-NRT, 18 settembre 2010, quarta parte: l'atterraggio a Tokyo-Narita.

Continua da qui...

Il mio primo volo d'andata in Giappone con un Boeing 777-200 Alitalia (per essere precisi un Boeing
777-243ER marche I-DISU, cn 32858/425) volge al termine. E' anche la prima volta che raggiungo il Giappone con un volo che parte dall'Italia a mezza mattina e arriva in Giappone all'alba, alle 6:40.

Ho sempre ritenuto comodo l'orario dei vecchi voli operati dalla Japan Airlines (purtroppo ora dismessi) che partivano da Roma Fiumicino alle 22:50 ed arrivavano a
東京(Tōkyō) un po' dopo le 17: si partiva con tutta la giornata alle spalle, magari si dormiva qualche ora in aereo, poi si arrivava a destinazione stanchi morti e di tirava ancora per tutta la sera, fino alla notte, e l'indomani mattina ci si svegliava come nulla fosse, con il nuovo fuso orario.

Arrivare all'alba è un'esperienza tutta nuova quindi: vediamo com'è andata...

Il sole è già sorto, la costa del Pacifico dorme ancora sotto una fitta coltre di foschia che fa sembrare la 千葉(Chiba-ken - prefettura di Chiba) un paesaggio innevato. Come al solito non ho dormito durante il volo, i miei vicini di posto sono una coppia di 横浜(Yokohama), sulla quarantina, ci siamo pure scambiati la mail, il solito "vieni a trovarci" d'ordinanza e null'altro. Sono stanco ma devo tenermi sveglio per affrontare le procedure di sbarco: un'ultima visita alla toilette per lavarmi il viso prima che il comandante ordini di allacciare le cinture per l'avvicinamento finale e l'atterraggio. La foschia si dirada sempre più mentre l'aereo in configurazione d'atterraggio plana stabile e silenzioso verso la pista 34L del 成田国際空港(Narita Kokusai Kūkō - Aeroporto internazionale Narita) o com'era conosciuto fino al 2004 (e com'era chiamato dalla speaker nella splendida e indimenticabile sequenza iniziale di Lost In Translation), 東京国際空港成田(Shin-Tōkyō Kokusai Kūkō Narita - Nuovo aeroporto internazionale di Tokyo Narita)(RJAA/NRT), che si trova nella 千葉(Chiba-ken - prefettura di Chiba).

(Screenshot from Google Maps modified by nicolaingiappone) Ed eccoci a terra. La 34L/16R è la striscia d'asfalto più utilizzata in assoluto al 成田国際空港(Narita Kokusai Kūkō - Aeroporto internazionale Narita), e la 34L è la pista più utilizzata per i venti dominanti da nord-ovest. Su cinque atterraggi in questo aeroporto (il quinto di cui per ora non ho mai parlato l'ho vissuto con un Boeing 777-300 della Cathay Pacific al ritorno da Hong-Kong) quattro sono avvenuti su questa pista.

(Screenshot from Google Maps modified by nicolaingiappone) L'Alitalia è gentilmente ospitata nel terminal 1...

(Screenshot from Google Maps modified by nicolaingiappone) ...che è situato a sud del mega complesso aeroportuale...

(Screenshot from Google Maps modified by nicolaingiappone) ...ed è composto a sua volta da un edificio principale, due ali (l'ala nord e l'ala sud) e cinque satelliti. Il nostro aereo ha fermato le ruote vicino al satellite numero 2, connesso a sua volta con l'ala nord.

(Screenshot from Google Maps modified by nicolaingiappone) Il parcheggio era il numero 25.

(Screenshot from Google Maps modified by nicolaingiappone) Le due foto seguenti sono state scattate dai punti numerati nell'immagine satellitare qui sopra, durante il mio percorso verso l'ala nord del terminal 1.

[Foto 1, orientamento sud-ovest] Ed ecco il nostro I-DISU che si riposa dopo 12 ore di volo. L'aeroporto era incredibilmente tranquillo e deserto a quell'ora...

[Foto 2, orientamento sud-ovest] L'orologio affianco alla scritta "Narita" segna le 6:10, l'aereo è atterrato alle 5:50, con quasi 50 minuti di anticipo per aver volato con venti favorevoli in crociera.

(Screenshot from Google Maps) Una piccola curiosità: in quasi tutti gli aeroporti Giapponesi, affianco alla pista c'è un'enorme scritta chiaramente visibile dall'alto che indica il nome dell'aeroporto: qui sotto alcuni esempi...

(Screenshots from Google Maps) Dall'alto verso il basso: 高知(Kōchi), 熊本(Kumamoto), 高松(Takamatsu) con una graziosa scritta in 平仮名(Hiragana), 広島(Hiroshima), 大分(Ōita), 鹿児島(Kagoshima), 山形(Yamagata), 函館(Hakodate), 新千歳(New Chitose), 関西(Kansai), 仙台(Sendai)(nonostante lo tsunami), 大阪(Osaka). E ce ne sono tantissimi altri...ma non divaghiamo troppo e torniamo a Narita...

(Screenshot from Narita Airport official website) Il percorso dal finger, attraverso il satellite 2 fino alla zona del controllo passaporti. Si procede per le solite cinque fasi che riepiloghiamo brevemente:

1) Quarantena

(Picture from Daylife.com)(Qui le info ufficiali)(Qui il mio post correlato) Documenti richiesti: Questionario sanitario compilato (solo se si proviene da un paese a rischio). Se arrivate da un paese a rischio sanitario (ad esempio con epidemie in corso) durante il volo vi verrà fornito un questionario: compilatelo; se non vi viene dato compilate un questionario in bianco disponibile vicino al banco della Quarantena. Ma niente paura: al momento in cui scrivo l'Italia non è un paese incluso nella lista delle provenienze a rischio. Il percorso, rischio o non rischio, vi obbligherà a passare attraverso un controllo termico (foto qui sopra: gli addetti spesso e volentieri non sono presenti e la fotocamera funziona in automatico) che verifica che la vostra temperatura corporea sia nella norma. In caso non lo sia, verrete messi in "quarantena" e verrete visitati da un medico che decreterà la vostra idoneità o non idoneità ad entrare nel territorio Giapponese.

2) Immigrazione

(Picture from Consulate-General of Japan in New York website, all rights reserved)(Qui le info ufficiali)(Qui il mio post correlato) Documenti necessari: Passaporto; Carta di sbarco adeguatamente compilata fronte-retro. Superata la quarantena raggiungete l'immigrazione: percorrerete una lunga serpentina e un addetto vi indirizzerà ad un banco libero. Abbiate cura di avere a portata di mano il passaporto e la carta di sbarco (questa) compilata fronte-retro (in questo modo): un addetto controllerà il vostro passaporto e la carta di sbarco, prenderà le impronte digitali di entrambi i vostri indici e scatterà una foto al vostro viso, vi farà qualche domanda, apporrà l'adesivo con stampato il visto turistico sul vostro passaporto e vi lascerà andare.

Ed ecco il trofeo: il timbro di entrata di nicolaingiappone-trip-2010. Il visto per i turisti dura 90 giorni, e siccome l'ingresso è avvenuto il 19 settembre, possiamo stare in Giappone fino al 18 dicembre.

3) Ritiro bagagli

(Picture from Skyscrapercity.com)(Qui le info ufficiali) Documenti necessari: ricevuta del bagaglio imbarcato. Subito dopo l'immigrazione scendete di un piano e raggiungete la zona ritiro bagagli. Ritirate il vostro bagaglio presso il nastro designato. I carrelli sono disponibili e gratuiti. Il personale preposto al controllo potrebbe chiedervi di verificare la corrispondenza tra la ricevuta del bagaglio e l'etichetta dello stesso, per evitare sbadati prelievi di bagaglio altrui.

4) Quarantena per piante ed animali

(Picture from vpjrnl)(Qui le info ufficiali) In caso portiate con voi vegetali (inclusi frutta, verdura e sementi varie), animali vivi, prodotti animali come prosciutto, salsicce e altri prodotti della lavorazione delle carni avvicinatevi al banco di quarantena per piante e animali. Qui ci sono tutte le informazioni necessarie. Portare un animale domestico in Giappone è una grana non indifferente: a volte può venire richiesto di lasciare l'animale in quarantena per qualche giorno prima che ne venga autorizzato l'ingresso.

5) Dogana

(Picture from Skyscrapercity.com)(Qui le info ufficiali)(Qui il sito in inglese della dogana di Narita)(Qui il mio post correlato) Documenti necessari: Carta di dichiarazione doganale compilata. E arriva l'altro momento difficile: il controllo doganale: E' necessario arrivarci con la carta di dichiarazione doganale (questa) già compilata (clicca qui e qui per sapere "come si fa"). Se pensavate di farla franca non presentando alla quarantena eventuali vegetali o prodotti di lavorazione della carne, beh nel 70% dei casi il doganiere aprirà la vostra borsa e la ispezionerà attentamente, quindi dichiarate con cura tutto quello che portate: insospettire gli addetti con dichiarazioni mendaci ed incomplete è assai poco saggio. In cinque arrivi totali in Giappone, la mia valigia è stata aperta tre volte, e in tutte e tre queste occasioni la valigia era imballata con la pellicola anti-furto: penso che ai doganieri Giapponesi non piacciano gli imballaggi...

Se non avete compilato la carta di dichiarazione doganale durante il volo, fatelo prima di passare per la dogana: è obbligatorio e se non ne siete in possesso sarete costretti a tornare indietro. I moduli sono disponibili in qualsiasi lingua (tranne l'Italiano chiaramente ma noi parliamo tutti l'inglese alla perfezione no?) e se avete problemi di vista l'autorità aeroportuale vi fornisce pure gli occhiali in tre gradazioni diverse...

Ma riepiloghiamo le cinque fasi con questo schema:

(Screenshots from Narita Airport official website) Questo qui sopra è il percorso di guerra da compiere per riuscire a mettere piede in territorio Giapponese. L'ala nord, cioè quella in cui siamo noi, è quella a destra nella mappa.

E alla fine, stanchi morti, riusciamo anche questa volta a guadagnare la hall arrivi. Questa è la hall arrivi dell'ala nord del terminal 1 di Narita.

(Picture by Davide Cassanello) E si comincia un nuovo viaggio!! Sarà necessario un pisolino pomeridiano per cercare di recuperare il sonno perduto: a conti fatti è risultato meno stancante arrivare alle 6 del mattino piuttosto che nel pomeriggio, come avvenuto nei tre viaggi precedenti. Orario assurdo ma efficace.

(Qui la prima, la seconda e la terza parte...)