mercoledì 24 novembre 2010

20 ottobre: Saitama, Narita-aeroporto, Roma-Fiumicino, Cagliari. Arrivederci Giappone.

(Oggi 2 foto...)

Chissà perchè il giorno della partenza mi fa sempre schifo. Chissà perchè.

[
flashback a ieri sera e oltre]

L'ansia non mi ha mai abbandonato da ieri sera, quando preso dalla foga di preparare la valigia, ho passato
troppo poco tempo con Shiho. Avrei dovuto prepararla da qualche giorno prima, la valigia, oppure cominciare ad impostarne la preparazione, ma la mia pigrizia le mille cose da fare mi hanno portato come al solito ad essere quello dell'ultimo minuto.

Devo fare un sacco di cose, fare le foto dal palazzo, le foto all'ascensore, le foto all'androne, le foto ai dintorni, col cavalletto, di notte, fare le riprese dal palazzo, all'ascensore, all'androne, ai dintorni, col cavalletto, di notte, e questa casa che mi sembrava così incredibile quando sono arrivato mi è sembrata sempre più normale quando ci stavo e ora mi sembra di nuovo incredibile, e voglio fare un sacco di foto per ricordarla, ma c'è poca luce e devo usare il cavalletto, non c'è tempo. Sono proprio un pirla...

C'è poi la follia da impacchettamento ma è solo immaginaria, ma abbastanza reale da darmi preoccupazione ed ansia: potrei dimenticare qualcosa, ma poi penso che in realtà non c'è nulla di così fondamentalmente importante che valga la pena di curarsi di non dimenticare...

E' già l'una di notte, forse più tardi, domani mi sveglio alle 6, e Shiho già dorme. Anche stanotte ho fatto tardi, non mi sono addormentato con lei. Ho passato molte ore della maggior parte delle mie notti Giapponesi sveglio, a ridefinire e uploadare foto e a scrivere i diari di viaggio, e quando andavo a letto erano le 3 o le 4, e Shiho già dormiva. Pensavo, domani non lo scrivo il blog, domani non lo scrivo. Non ho mantenuto la promessa ed è già l'ultima notte.

(Foto by Shiho) Quando viaggio in Giappone sono una palla al piede a causa di questo cazzo di blog. Mille foto al giorno, mille filmati al giorno, conservare gli scontrini di tutto, appena si fa il check-in in albergo non si può toccare la stanza perchè Nicola deve fare il filmato e le foto, con poca luce, col cavalletto, e poi c'è il servizio fotografico e il filmato alla hall, agli esterni, poi al ristorante le foto alle pietanze che devono essere religiosamente fotografate prima di essere toccate, e poi le foto ai cessi, conservare le brochure di qualsiasi cosa e poi ogni notte fino alle 3 o alle 4 il post quotidiano.

Ma Shiho mi ha sempre sopportato e supportato stoicamente, anzi alla fine di ogni viaggio tira sempre fuori un mazzo di scontrini che non so come ha conservato al posto mio, per il blog.

Mi affaccio fuori dal palazzo, tra una foto e l'altra...

L'autunno Giapponese diventa sempre più freddo, i treni passano sempre, lunghissime linee di luce in mezzo al placido paesaggio urbano. L'aria è pulita, posso respirare bene. Ecco, di nuovo penso a quanto mi mancherà questo posto, a quanto poco tempo ho passato con Shiho e a quanto lei mi mancherà. La notte prima della partenza diventa la solita sinfonia dell'avrei potuto.

Avrei potuto scattare più foto (ma ne ho scattate 4594 (!!) ma so che quando farò i relativi post mi mancherà sempre uno scorcio...), avrei potuto girare più filmati (ho portato a casa 12 ore di filmati in HDV 1080i, ma è uguale), avrei potuto prendere quel cazzo di Thunder Dolphin a Suidobashi, invece di continuare a guardarlo atterrito come una mammoletta, avrei potuto svegliarmi più presto in alcuni giorni e magari andare a fare la spesa con la mamma di Shiho (ma quando mai mi ricapita di poter fare la spesa con una casalinga Giapponese in Giappone...), avrei potuto incontrare delle persone che invece non ho incontrato, avrei potuto vedere posti che non ho visto...

(Foto by Davide Cassanello) Avrei potuto scattare quella foto idiota che faceva ridere, avrei potuto farmi fotografare da Shiho in quella posa demente, avrei potuto non incazzarmi quella volta, avrei potuto sorridere sempre e godermi minuto per minuto, secondo per secondo ogni istante di questo lunghissimo mese che è volato via, inesorabilmente, visto che poi quando torno qui mi accorgo di essere stato in paradiso e di non essermene reso conto...

Guardo Giappone là fuori e ogni cosa ritorna ad essere "incredibile", la strada, i semafori, le strisce per terra, i lampioni... Come ogni "ultimo giorno" spero con tutte le mie forze che non sia l'ultimo della mia vita.

[
fine del flashback]

Ed è già giorno. Shiho è già in piedi che si fa bella, sono tutti già in piedi. Mi faccio la doccia, mi vesto, chiudo la valigia sicuro di dimenticare qualcosa, ma è solo la solita fissazione. Ed eccomi in strada. Con la mia valigia tengo un'andatura sostenuta perchè dobbiamo prendere il bus per l'aeroporto. Sono abituato a muovermi con "mezzi propri", in Italia, vista la completa inefficienza o meglio
inesistenza dei mezzi pubblici, e il sapere di dover prendere un mezzo pubblico che, sia che io ci sia o che non ci sia parte a quell'ora caschi il mondo, mi dà ansia. Il babbo di Shiho cammina davanti a noi, con la sua solita foga, come volesse sgomberare la strada da ogni ostacolo prima del nostro passaggio. Porta la bici al suo fianco, oggi andrà al lavoro in bicicletta.

[Questa foto risale alla partenza dell'anno scorso, ma tanto è uguale a quella di quest'anno: stesso bus, stesso luogo, stesse persone nelle stesse posizioni e con gli stessi atteggiamenti, c'era solo un pò più di caldo] Arriviamo davanti alla stazione, dove si ferma il Limousine Bus per Narita, e come d'incanto appare il fratello di Shiho, Kimimasa (quel tipo che nella foto qui sopra cammina dietro il padre di Shiho): l'avevamo lasciato a casa in pigiama, ed è già qui alla stazione, non so come fa ma ha questo dono, lui "appare" nei posti, come quando eravamo a Nikko ed è apparso all'improvviso, o quando eravamo a Ueno a mangiare il ramen. Lui è timido, e come l'anno scorso cammina a testa bassa, lontano da tutti, senza avvicinarsi.

[Idem come sopra] Il babbo di Shiho, Takashi, stacca dal suo zaino il nastro cartarinfrangente, quello che usa quando va in bici, me lo regala. Se potesse mi regalerebbe il mondo.

Shiho e la mamma salgono con noi sul bus, Kimimasa ci saluta a modo suo, mentre Takashi comincia a seguire il bus con la bicicletta. continua a salutare, e ci segue per diverse centinaia di metri, aiutato dai semafori. Mi dice di tornare, di tornare, pedala a più non posso per stare dietro il bus e saluta, dice di tornare.

Ti voglio bene, papà-san.

Stesso tragitto dell'anno scorso. Arriviamo alla stazione di Soka, per caricare altri viaggiatori. Ci sono sempre gli studenti in divisa che vanno a scuola, uomini e donne in abito che vanno al lavoro, le casalinghe affacciate al balcone che sbattono i futon. Quanto amo questo mondo, quanto mi fa male lasciarlo.

E all'aeroporto, sempre la solita storia. Odio il settore partenze del terminal 1 dell'aeroporto di Narita: superati i controlli di sicurezza si scende al piano inferiore, e chi ti ha accompagnato ti guarda scendere quelle scale mobili da dietro un vetro. Io le chiamo "
le scale mobili del pianto": da un lato ti aiutano perchè su una scala mobile materialmente non ti puoi soffermare all'infinito a salutare i tuoi cari, ma da un lato sono atroci perchè sono come una ghigliottina che inesorabile ti separa dal mondo che stai lasciando.

Quando nessuno di mia conoscenza mi vede più,
posso finalmente piangere.

E anche quest'anno arrivo all'immigrazione in lacrime. Dannato aeroporto...

Ah, ecco le uniche due foto che ho scattato oggi...

Il solito Boeing 777 Alitalia che mi riporterà a casa. "Ostuni", ma come cazzo si fa a chiamare un aereo "Ostuni"??

No scusate Ostuniesi, Ostuni è bellissima ma io sono incazzato, sto partendo.

Arrivederci Giappone, grazie ancora di tutto.

11 commenti:

Paocin ha detto...

"Avrei potuto...,
avrei potuto,
avrei potuto..."

Non ti rammaricare, le cose non fatte le potrai fare la prossima volta.
E magari la prossima volta passa meno tempo a fare blog, video e foto (un migliaio basteranno!) e dedica tutte le tue attenzioni a chi ami, tanto ormai noi sappiamo già, anche se non ce lo dirai, che saranno esperienze incredibili.
Paocin

Cinghius - Andrea ha detto...

Nic, il blog non sarà meno straordinario se riduci il numero di foto e un pochino la precisione delle cose scrivi. Quando torni hai tempo per scrivere post lungherrimi: quando sei lì, uno ogni qualche giorno va più che bene.

"Quality over quantity" è la regola aurea.
E poi le esperienze non si possono vivere e raccontare contemporaneamente, una cosa finsice per azzoppare l'altra: bisogna fare una scelta.

SirDiC ha detto...

io invece piango quando ci ritorno, in Giappone :(

Anna lafatina ha detto...

ce l'hai fatta a farmi fare il bis... stavo per entrare nel monitor ed abbracciare anche io papàsan che mi fa una tenerezza infinita sarà che mio padre 'ste cose non le ha mai fatte!! Chi l'ha detto che i giapponesi non dimostrano il loro affetto! La prossima volta che me lo dice qualcuno gli dirò di leggere questo post e "quell'altro".
E la prossima volta cerca di far sciogliere dalla timidezza sto fretello kun che ne ha bisogno anche lui!!! D'altronde gli hai portato via la sorella no? Glelo devi!!

l'onorevole carpa ha detto...

Dai tirati sù, è il momoneto di organizzare il prossimo viaggio ;D

Cyberdelics ha detto...

La prima volta che ho visto questo blog sono stato ipnotizzato. Da malato di Giappone, ed essendoci stato solo una volta, per me tutto questo è/era oro!
I dettagli erano impressionanti.
Più leggevo e più mi chiedevo come facevi ad avere tutto questo tempo da dedicare a un blog simile!
In questo post l'hai spiegato in modo molto chiaro.
Vale veramente la pena ridursi così? Lasciare che una delle persone più importanti si addormenti da sola?
E' chiaro che quando sei in Giappone pensi di starci per sempre e avere una vita per fare tutto (anche se a volte ti rendi conto che alcune cose diventano abituali anche lì...e perdono il loro fascino).

Spesso mi sono chiesto se vai in Giappone per il blog o per motivi affettivi.
E'/sta diventando una mania compulsiva questo blog? Lo sfogo nel flashback sembra un momento di lucidità estrema!!!
Parlo contro i miei interessi di lettore, ma è come se ti muovessi con in testa solo una cosa: blog! blog! blog!

Fare foto e filmati è bello per avere dei ricordi, ma se continui così ti servirà un'altra vita per rivederli e sistemarli!

Forse è il caso di godersi il Giappone con i tuoi occhi e non dietro un obiettivo di una fotocamera o videocamera. "Salvare" i momenti non su una secure digital ma nella tua di memoria.
Sono sicuro che non arriveresti in lacrime al controllo immigrazione, ma con il sorriso di chi è stato bene ed ha goduto di ogni attimo con le persone che ama e nel paese che adora.

Perdonami se eventualmente sono stato troppo arrogante. In caso puoi cancellare il mio commento

^_^

Anonimo ha detto...

Mi vien da pensare che potresti anche non essere stato l'unico a piangere all'aeroporto. Un po' di empatia.

--
Nicola in Giappone (quello vero, che ci sta piu' di un paio di settimane ogni tanto)

joe salema ha detto...

Penso che ognuno di noi abbia un modo tutto suo di tenere nella memoria le cose preziose che ha davanti agli occhi. Il tuo modo Nicola è uno dei tanti ne peggiore ne migliore, solo un'altra via per godere ancora e ancora di quello che ci sta' a cuore, quindi ben vengano le mille e più foto o le decine di ore di filmati. I ricordi sono dentro il nustro cuore e le foto o i filmati sono solo una chiave d'accesso...la conbinazione per aprire quel prezioso scrigno di emozioni e sentimenti gelosamente custodito nella nostra anima!
Bravo Nico, penso che tu abbia scritto uno dei post migliori dell'intero blog.
Un abbraccio
Salvo

Giando ha detto...

ci andiamo tutti assieme a fine Giugno vero?!!!
..perchè Carla mi stà già dicendo che tra 2 mesi si deve prenotare il volo...!!! :)

Claudia ha detto...

Leggo sempre il blog ma non ho mai commentato, ma sarà che sono una ragazza sentimentale, questo post mi risveglia dentro un sacco di tristezza.. F
orse perchè mi succede la stessa identica cosa ogni volta che torno in Italia, dagli Stati Uniti, dove vive il mio fidanzato. Soprattutto la scena in aeroporto è uguale.

Tutto il mio rispetto non solo per il tuo impegno verso il blog che è pazzesco, ma anche per la forza che ci vuole ogni volta a dire addio ad una persona e poi continuare con la propria vita fino al prossimo viaggio.

Anonimo ha detto...

Penso invece che Shiho abbia ben compreso l'importanza che ha questo blog per Nicola e lo aiuti ed incoraggi anche a costo di rinunciare ad un pò di quel tempo riservato per lei, lo dimostra che conserva con cura maniacale gli scontrini. Nico ricorda che nessuno ti può dire come vivere la vita tanto avrai sempre qualche piccolo rimpianto e per come ti conosco la prossima volta che vedrai Shiho riparerai il torto fatto.
With my complimets
Delas

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